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La figuraccia della Regione che aiuta poco gli studenti delle statali

La figuraccia della Regione che aiuta poco gli studenti delle statali

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Il Consiglio di Stato ha riconosciuto il diritto al rimborso per le famiglie degli studenti della scuola pubblica statale e noi del M5S Lombardia ne siamo felici. È da quando siamo stati eletti che ci battiamo perché le decine di milioni che Regione Lombardia stanzia per aiutare le famiglie degli studenti vengano destinati a chi ne ha realmente bisogno. Moltissime famiglie con ISEE inferiore a 16.000 euro continuano a ricevere aiuti finanziari minimi per i loro figli che studiano alle scuole statali mentre le famiglie che mandano i figli alle scuole paritarie ricevono aiuti molto sostanziosi e per più del doppio degli anni di frequenza rispetto a chi frequenta le statali.

Quando l’assessore Aprea dichiara di aver reso omogenee le quote di finanziamento dal 2014 forse dimentica le quote per la libertà di scelta, che di fatto finanziano gli studenti delle paritarie dalla prima elementare alla quinta superiore, anche a fronte di Isee da 40.000 euro, mentre gli studenti della statale ricevono aiuti ampiamente insufficienti a comprare i libri di testo solo dalla prima media alla seconda superiore, a fronte di un’Isee massima inferiore a 16.000 euro.

E per fare questo si usano i soldi delle tasse di tutte le famiglie Lombarde, i cui figli per il 90% frequentano scuole statali. Dal 2014 è stata cambiata la denominazione dei finanziamenti alle famiglie, ma la sostanza è la stessa.

Non prendiamoci in giro, le scuole statali sono spesso costrette a chiedere alle famiglie contributi volontari, ma che praticamente sono indispensabili, per potersi permettere laboratori, stampanti, carta per le fotocopie e cioè materiale indispensabile allo svolgimento delle lezioni. La verità è che la Lombardia non può permettersi di discriminare tra scuola statale e paritaria con politiche sempre a favore di quest’ultima.

I soldi non sono dell’Assessore Aprea, sono soldi pubblici provenienti dalle nostre tasse e vanno distribuiti tenendo conto delle reali difficoltà di chi deve pagare studi sacrosanti ai propri figli.

Adesso cosa succederà alle migliaia di famiglie, oltre alle tre ricorrenti, che avevano fatto richiesta  di integrazione del contributo, alla luce di questa sentenza? Andremo a fondo della questione sia qui in regione sia con i nostri legali.

Paola Macchi