Laureato in ingegneria dei Materiali, tesi di laurea di tipo sperimentale su materiali biodegradabili innovativi. Ho maturato esperienza in ambito ambientale, gestione dei materiali di post consumo da raccolta differenziata e nel settore dell’efficientamento energetico, collaborando in una piccola E.S.Co.

Deputato della XVII Legislatura, mi sono occupato di fisco e banche, collaborando alla stesura del programma fiscale del M5S per le elezioni politiche del 2018.

Da marzo 2018 sono Consigliere regionale, membro della IV Commissione Attività Produttive e Lavoro del Consiglio Regionale della Lombardia. Essendo unico portavoce per la provincia di Brescia seguo tutti i temi che coinvolgono il mio territorio. Da consigliere regionale ho avuto modo di conoscere in modo più diretto le crisi aziendali della mia provincia nonché le problematiche che riguardano il più ampio tema occupazionale.

Mi sto anche occupando del tema dei precari AMSA, delle criticità dei Centri per l’impiego, dello sfruttamento della forza lavoro nella GIG Economy, delle delocalizzazioni e delle crisi di settore come quello del tessile, delle carenze del nostro sistema di formazione professionale.

Da deputato della Commissione Finanze mi ero concentrato maggiormente sull’aspetto fiscale arrivando a formulare diverse proposte per semplificare la vita alle imprese, soprattutto le piccole e medie. Alcune di queste proposte hanno trovato finalmente la giusta attenzione a livello ministeriale grazie alla presenza al Governo del M5S. Il costo del lavoro è sempre stato il punto fondamentale attorno al quale tutti i governi hanno costruito le proprie politiche fiscali. L’approccio forse non è stato sempre corretto e non è un caso che ad ogni tornata elettorale si ripropone all’elettore sempre e solo lo stesso tema e le stesse soluzioni senza venirne mai a capo. La ricerca della Produttività deve essere al centro della politica industriale. Produttività che non va intesa come la spasmodica mania di lavoro bensì la sana e giusta razionalizzazione delle ore lavoro al fine di produrre meglio e non necessariamente di più.

In un mondo sempre più automatizzato il lavoro diventerà un bene raro e prezioso, molto ben pagato e ricercato. E in un mondo che vede sempre maggiori operatori economici affacciarsi sul mercato, se il Sistema Italia non decide di passare ad un livello qualitativo superiore delle proprie produzioni, assisteremo inermi alla distruzione del nostro tessuto manifatturiero. Qualità che dovrà essere ricercata sotto i profili ambientali. Una vera svolta “green” al sistema produttivo può arrivare solo se si ridisegna il modello fiscale che non dovrà più basarsi sul prelievo alla fonte dei redditi da lavoro e impresa bensì dovrà essere spostato sul prelievo sui consumi in funzione all’impronta ecologica di ciascun bene o servizio immesso sul mercato. La sfida oggi è capire se tutte queste idee possono trasformarsi in progetti applicabili, verificabili e riproducibili.

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