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Varese. Emergenza aborto, intollerabile l’obiezione

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Secondo i dati che siamo riusciti a ottenere dall’Assessorato alla Sanità della Regione Lombardia si è ridotto il numero di interruzioni di gravidanza in Provincia di Varese. Se nel 2009 il totale si attestava a 1589, nel 2012 sono state 1276.

Negli anni abbiamo registrato un forte calo delle interruzioni volontarie di gravidanza a Varese e provincia. Questo probabilmente è anche dovuto alle percentuali altissime di obiezione di coscienza che si riscontrano negli ospedali della zona che rasenta la quasi totalità del personale.

Tra le situazioni di emergenza certamente quella del Sant’Antonio Abate di Gallarate che su 23 ginecologi ha 21 obiettori e su 46 infermieri 42 obiettori. Questo significa rendere difficile l’ applicazione della legge 194 del 1978 che garantiva assistenza per l’interruzione volontaria di gravidanza. La scelta di interrompere volontariamente la gravidanza non deve essere colpevolizzata ma rispettata garantendo un’accoglienza corretta alle donne che la compiono, senza che si sentano giudicate dagli operatori sanitari. La legge è nata per tutelare la salute delle donne ed è obbligo di tutti gli ospedali applicarla creando un clima psicologico che aiuti le donne che compiono questa scelta”.

“Un altro problema da affrontare in regione Lombardia è quello dei punti nascita e cioè le strutture ospedaliere dotate di sale parto. Le nuove norme porteranno, entro il prossimo anno, alla chiusura di alcune strutture che non raggiungono la “quota” di 1.000 parti/anno. Riteniamo che la rete dell’ostetricia debba essere rivalutata in base a parametri qualitativi e non meramente quantitativi, salvaguardando il principio di precauzione e dell’equa assistenza in territori marginali, prendendo in considerazione anche il parto a domicilio con ambulanza a disposizione”

Paola Macchi, portavoce Movimento 5 Stelle in Regione Lombardia

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