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I comitati cittadini replicano a Italcementi

I comitati cittadini replicano a Italcementi

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Spettabile Redazione,  la presente in replica alle osservazioni inviate da Italcementi, e riportate da diverse testate giornalistiche, a seguito della manifestazione di protesta cittadina svoltasi sabato 7 novembre 2015 a Calusco d’Adda. Rileviamo, innanzitutto, la tempestività con la quale l’azienda si mobilita per comunicare le sue informazioni ai cittadini ogni volta che questi manifestano pubblicamente le loro preoccupazioni; ciò avrebbe ben altro valore se, alla rigidità dei comunicati stampa, si sostituisse una disponibilità reale – e non mediata – al confronto. Il punto del contendere, tuttavia, non si esaurisce, come diremo in seguito, nel rispetto, o meno – da parte di Italcementi – dei vincoli legislativi imposti al suo ciclo produttivo; piuttosto risiede nella certezza che svariatissime esperienze e risultati di indagini sanitarie dimostrano come  il rispetto dei limiti di legge non garantisca affatto la tutela della salute di quanti risiedono in prossimità degli impianti (si veda, ad es. il caso dello stabilimento Italcementi di Mazzano Rezzato e quello eclatante, e drammatico, dell’ex inceneritore di Vercelli). Ciò detto, ci preme ricordare che  l’impianto di Calusco d’Adda è stato progettato per produrre cemento e non per smaltire rifiuti (aspetto, quest’ultimo, che diventerebbe un vero e proprio business nel caso fosse concessa l’autorizzazione).

L’impianto inoltre insiste su un territorio, l’Isola Bergamasca, il quale è “saturo” per il livello di inquinamento raggiunto (zona classificata“ classe A” dal Piano di Risanamento da inquinamenti atmosferici). Ricordiamo che nell’Isola e nei territori vicini vi sono altri 4 inceneritori, assieme a numerose aziende chimiche ad alto rischio ambientale. La stessa ASL di Bergamo ha evidenziato, proprio per l’Isola Bergamasca, la significativa incidenza di malattie tumorali o sindromi allergiche anche pesanti, derivanti dall’inquinamento ambientale (Report Sintetico, relativo ai dati 2012, e specifico per l’Isola Bergamasca, pagina 1).

Riportiamo qui di seguito, per punti, alcune note alle osservazioni di Italcementi:

1) Il CSS (Combustibile Solido Secondario) è un combustibile derivato dai rifiuti non pericolosi, in particolare da quelli urbani; nei cementifici possono essere smaltiti CSS che contengono fino allo 1% in peso di Cloro (elemento chimico responsabile della formazione di diossine in fase di post combustione) e fino allo 0,03 mg/MJ di mercurio (metallo liquido a temperatura ambiente e pericoloso, che può finire in atmosfera sotto forma di gas in fase di combustione).

Il CSS può essere bruciato in qualunque inceneritore adatto a farlo e lo smaltimento nel cementificio è da ritenersi una soluzione peggiorativa in quanto i cementifici (e quello di Calusco in particolare) hanno dei limiti di emissione molto superiori a un inceneritore (dalle 3 alle 7 volte). Se consideriamo ad es. gli NOx (ossidi di azoto) il limite massimo per un inceneritore è 200 mg/mc mentre per un cementificio è 450 mg/mc … quindi più del doppio! Nel progetto di Italcementi i valori di specificazione del contenuto in  metalli pesanti del CSS che si intende utilizzare sono notevolmente superiori (da 2 a 15 volte!) rispetto a quelli del CSS combustibile previsto dal Decreto End of Waste, come indicato nella tabella 1.

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Tabella 1

C’è da ricordare inoltre che nella richiesta avanzata da Italcementi non si parla di bruciare solo CSS. L’azienda ha infatti richiesto la diversificazione dei codici CER utilizzabili, includendo non solo materiali perfettamente riciclabili come pneumatici usati e coriandoli di matrice plastica, ma anche rifiuti con CER 190812 e 190814, ossia fanghi derivanti dal trattamento biologico delle acque reflue industriali e fanghi prodotti da altri trattamenti delle acque reflue industriali, entrambi ad elevato contenuto di metalli pesanti e composti organici clorurati. Per quanto riguarda gomme e copertoni fuori uso e il loro valore come materiali riciclabili, invitiamo a prendere visione di questa interessante indicazione dell’EPA (Environment Protection Agency) dove si evince l’importanza del riciclo degli pneumatici per la realizzazione di asfalto per il fondo stradale: http://www3.epa.gov/epawaste/conserve/materials/tires/ground.htm.

2) Diversi studi in Italia e in Europa hanno dimostrato, numeri alla mano, che il riciclo della plastica della raccolta differenziata rapportata allo smaltimento tramite combustione della stessa (CSS) produce circa  l’80 % in meno di CO2.

3) Non è compito del settore pubblico valutare la sostenibilità economica di un’attività privata. Gli enti pubblici preposti hanno solo l’obbligo di verificare che i prodotti finiti, le procedure di sicurezza e quant’altro siano conformi alle normative vigenti; gli eventuali problemi qualitativi del cemento sono un problema di Italcementi e dei suoi clienti, non certo dei cittadini. C’è però una sostanziale differenza tra i due soggetti: mentre i clienti possono sempre scegliere un altro fornitore di cemento, i cittadini, che vivono nell’area di ricaduta delle emissioni del cementificio, non possono cambiare l’aria che respirano!!.

Ci preme tra l’altro evidenziare che il “recente studio del Politecnico di Milano” è stato commissionato dall’AITEC (Associazione Italiana Tecnico Economica del Cemento) di cui Italcementi è azienda associata”. Inoltre, a prescindere dalla qualità del cemento, rimane il fatto che all’interno dello stesso vengono incorporate le  ceneri della combustione dei rifiuti, la cui composizione è  tossica e il cui rilascio nell’ambiente può provocare gravi conseguenze sulla salute umana. Per un approfondimento di questo tema si rimanda all’ articolo dal titolo “Utilizzo delle scorie da incenerimento di rifiuti e rischi per la salute e l’ambiente” (http://www.medicinademocratica.org/wp/?p=649) a cura della Dott.ssa Patrizia Gentilini e del Dott. Agostino Di Ciaula pubblicato su Medicina Democratica e alla relativa amplia bibliografia.

4) L’inceneritore di Brescia, uno dei più grandi d’Europa, emette ogni giorno circa 700 Kg di NOx (ossidi di azoto). Il cementificio di Calusco ne emette  circa 5000 Kg, a dimostrazione di quanto siano superiori le sue emissioni, anche rispetto a un grande inceneritore. Ciò fa sì che il cementificio di Calusco possa essere annoverato tra gli impianti industriali a maggiore impatto ambientale in Europa. Lo SME (sistema di monitoraggio emissioni), così come l’AIA (autorizzazione integrata ambientale) e la VIA (valutazione di impatto ambientale), sono un obbligo di legge per questo genere di impianti e non riguardano solo Italcementi.

5) Sull’utilizzo del CSS nel Nord Europa facciamo notare che l’appoggio all’ attività dell’incenerimento dei rifiuti da parte di questi Paesi è attualmente soggetto a un serio ripensamento, prima su tutti la Danimarca che medita decisi retro-front o pesanti cambiamenti di direzione.  La Germania, invece,  impone ai cementifici limiti emissivi sempre più restrittivi: entro giugno del 2018 il limite massimo per gli NOx sarà 200 mg/mc, contro gli attuali 500 mg/mc.

A completezza di quanto sopra, evidenziamo che l’aumento del quantitativo di rifiuti bruciati da Italcementi Calusco non consentirà di smettere di utilizzare il petcoke: la sostituzione sarà solo  parziale. E, a causa del minore potere calorifico del CSS, il bilancio in peso dei combustibili utilizzati aumenterà per forza! Proprio dai dati riportati nelle tabelle di analisi delle emissioni dalla stessa Italcementi (Vol. 2 dello Studio d’Impatto Ambientale, pag.70- tab.8), si evidenziano  pesanti aumenti di sostanze pericolose (tra cui metalli pesanti) già durante la fase di sperimentazione a max. 30.000 ton/anno.

Se, come sostiene Italcementi, la sua attività è tutta ricompresa nei parametri di legge perché è così reticente a richiedere, essa stessa alle autorità competenti, una rigorosa indagine epidemiologica? Perché alla fine è questo che chiedono i cittadini:  un’indagine epidemiologica con metodo Crosignani che metta in luce il reale stato di salute della popolazione locale e possa consentire di valutare se uno stress inquinante aggiuntivo è da essa tollerabile. Questo a tutela della salute di tutti, Italcementi compresa.

Comitato La Nostra Aria, Comitato Aria Pulita Centro Adda, Rete Rifiuti Zero Lombardia

comitatolna@gmail.com ; ariapulitacentroadda@gmail.com; rifiutizeromerate@gmail.com

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