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Carenza medici, agire con visione di medio lungo periodo.

Carenza medici, agire con visione di medio lungo periodo.

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“Entro il 2023, circa 21.700 medici di famiglia italiani andranno in pensione, e con l’attuale sistema per l’assegnazione dei posti da medici di base si farà fatica a sostituirli: potrebbero essercene 16.000 in meno rispetto al numero considerato necessario”. Lo scrivono in una mozione che sarà discussa dal Consiglio regionale martedì 7 febbraio, i consiglieri regionali lombardi del Movimento 5 Stelle Paola Macchi e Dario Violi. I due consiglieri riportano “i dati dell’Enpam, l’ente nazionale di previdenza per i medici e gli odontoiatri”. “Considerando – aggiungono – che il numero medio di pazienti per ogni medico di famiglia è circa 1.200, nel 2023 un italiano su tre potrebbe rimanere senza medico di base: la regione in cui andranno in pensione più medici è la Lombardia (2.776)”.

Per questo gli esponenti del M5S chiedono alla Giunta Maroni di “valutare in tempi brevi la situazione della disponibilità di medici di medicina generale nell’arco dei prossimi 5 anni, considerando l’eventuale raggiungimento dell’età o dei sufficienti contributi pensionistici da parte di coloro che attualmente ricoprono questo ruolo”. E, concludono, “a fronte di risultati che confermino l’allarme sulla possibile futura carenza di medici di famiglia aumentare il numero di medici abilitati che possano frequentare i corsi di formazione specifica in Medicina Generale, in accordo con i ministeri della Salute e della Ricerca”.

Paola Macchi dichiara: “E’ indispensabile che la politica abbia una visione a lungo termine dei problemi che si possono venire a creare. Per questo riteniamo opportuno occuparci, fin da subito, di questa tematica su cui è stato dato l’allarme molte volte dagli stessi medici, ma che pare non essere ancora stata presa in considerazione di Regione Lombardia. Già ora in regione molti medici seguono anche più dei 1500 pazienti dati come limite massimo dalla legge e con la prevedibile e certa ondata di pensionamenti la situazione potrebbe diventare esplosiva e i servizi per i pazienti potrebbero essere molto ridotti”.

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