Home Gregorio Mammì Non solo rider, puntiamo lo sguardo anche ai ricercatori precari della sanità
Non solo rider, puntiamo lo sguardo anche ai ricercatori precari della sanità

Non solo rider, puntiamo lo sguardo anche ai ricercatori precari della sanità

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Si è molto parlato nelle ultime settimane della condizione di lavoro dei rider, fatta di precarietà e di poche tutele, dovuta principalmente a un vuoto normativo in cui si possono muovere le aziende della digital economy, che non per questo possono essere giustificate e non debbano operarsi per tutelare i diritti dei propri dipendenti. Quello dei rider è però la punta (molto mediatica e attuale) di un iceberg di precariato molto più grande, che investe anche ambiti lavorativi di altissima professionalità, e con ricadute socialmente più utili per la vita di noi cittadini, come quello della ricerca sanitaria.

Bene, in una regione “europea” come la nostra, non è accettabile che vengano investiti tanti soldi pubblici per la formazione accademica e lavorativa dei ricercatori per poi vederli abbandonare la professione e le nostre realtà sul territorio per occasioni di lavoro più stabili all’estero. In questo modo perdiamo, a causa della precarietà e dell’incertezza sul proprio futuro, un know-how maturato in anni di lavoro proprio nel momento in cui queste professionalità sono mature per ridare un ritorno economico al sistema sanitario stesso.

La fotografia dei nostri sistemi di ricerca è davvero preoccupante. Dei 3000 lavoratori atipici degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) sul territorio nazionale, 1500 lavorano nei 4 IRCCS Lombardi. Si tratta di biologi, ingegneri, medici, psicologi e altre alte professionalità, tutti con contratti di collaborazione, borse di studio o partita iva per anche più di 15 anni. Tutti.

Una follia. Questo significa non saper investire sul capitale umano per migliorare la vita di tutti i cittadini. Le nuove tecniche sanitarie derivate dall’innovazione possono migliorare il sistema sanitario in termini di costo-beneficio. Tutelare i ricercatori, che sono una ricchezza primaria, è un investimento per l’intera comunità, significa aumentare il prestigio e l’attrattività dei nostri enti sanitari, significa un risparmio sui bilanci regionali.

E’ ora che Regione Lombardia si accorga di tutto questo e cambi marcia. Il Movimento 5 Stelle porterà il tema dei ricercatori precari sul tavolo della Commissione Regionale Sanità, perché deve diventare una priorità in questa nuova legislatura. Per il bene dei lavoratori, che hanno il diritto di fare progetti a lungo termine, e per il bene di tutti i cittadini.

Gregorio Mammì – Portavoce Regionale del M5S Lombardia

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