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Infermiere di famiglia, primi passi in Commissione regionale

Oggi in Commissione regionale Sanità si è tenuta la prima sessione del gruppo di lavoro che affronta la tematica dell’introduzione della figura dell’infermiere di famiglia chiesta dal Movimento 5 Stelle con un progetto di legge depositato nel novembre scorso.  Gregorio Mammì, consigliere regionale del M5S Lombardia e primo firmatario della proposta, dichiara: “Sono ovviamente molto soddisfatto per l’avvio dei lavori sull’infermiere di famiglia, un professionista sanitario che garantirà l’assistenza domiciliare sul territorio.

Sono ampiamente note le problematiche relative all’invecchiamento della popolazione e alla cronicità delle patologie. Si tratta di situazioni con cui ogni famiglia, presto o tardi, in diversa misura e con variegati risvolti, deve fare i conti. In questo contesto, la figura dell’infermiere di famiglia può, e deve, fare la differenza. Ma per farlo, deve essere configurata bene; occorre lavorare sodo, bisogna analizzare tutte le molteplici sfaccettature che intervengono nel momento in cui ci si appresta a esaminare, e normare, una tematica così complessa, che investe i crescenti bisogni sanitari e socio-assistenziali della gente. Dobbiamo concentrarci sui problemi concreti che singole persone e famiglie affrontano quotidianamente, sulle loro reali esigenze, scandire tutte le opzioni e, quindi, prediligere quelle che risultano più efficienti e pragmatiche, naturalmente anche sotto il profilo dei costi, che non possono essere sostenuti proprio dalla gente che si trova nel momento del bisogno. Ed è proprio per questo che occorre, a mio giudizio, sviluppare e valorizzare la figura dell’infermiere di famiglia, concedendogli una propria indipendenza, affiancandolo e non sostituendolo agli ulteriori strumenti di assistenza domiciliare esistenti, in una logica di reciproca integrazione e di massimizzazione del servizio offerto.

Dissento, quindi, da chi suggerisce di incardinarla nell’ambito dell’ADI o di altri istituti, magari vincolando una minima parte del budget alla specifica attività infermieristica a domicilio; non è questa la mia visione. Io ritengo, anche concettualmente, che sia indispensabile – specie considerando le previsioni per gli anni a venire – un percorso autonomo, una rete di professionisti ad ampio raggio e radicata sul territorio, a copertura delle esigenze di ogni comunità, famiglia e singola persona.

Certamente ascolteremo tutte le opinioni e valuteremo progressivamente le risultanze del tavolo di lavoro; ma, ripeto, ritengo sia questa la strada vincente da seguire”.

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