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Osservatorio faunistico regionale: le nomine sono una presa in giro

Osservatorio faunistico regionale: le nomine sono una presa in giro

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🔴 OSSERVATORIO FAUNISTICO REGIONALE: LE NOMINE SONO UNA PRESA IN GIRO

L’Osservatorio faunistico regionale degli habitat naturali e delle popolazioni faunistiche è di PROPRIETÀ DEI CACCIATORI: più della metà dei membri sono, infatti, cacciatori‼
L’ennesima barzelletta di Regione Lombardia e di un Assessorato ai piedi dei cacciatori lombardi.

➡ L’Osservatorio ha il compito di MONITORARE la fauna selvatica, di ELABORARE i dati del prelievo venatorio, di esprimere pareri per la gestione faunistica e il MIGLIORAMENTO degli habitat naturali.
➡ In esso sono presenti un rappresentante per le associazioni ambientaliste, uno per quelle venatorie, uno per quelle agricole, un esperto di ERSAF, piĂą altri membri appartenenti all’Amministrazione regionale.
L’obiettivo è quello di TUTELARE la natura e assicurarsi che l’attivitĂ  VENATORIA (la Caccia appunto) sia attenta e rispetti tutto questo.

⭕ PROBLEMA: più della metà delle nomine sono andate a CACCIATORI.
Un esempio su tutti Alessandro Sala, già Consigliere regionale, nominato come rappresentante delle Associazioni Agricole, ma conosciutissimo cacciatore (chi l’ha nominato non poteva non saperlo).

Ancora una volta Regione Lombardia, come successo con il Comitato di Gestione delle Torbiere del Sebino, da in mano ai cacciatori il controllo totale degli Enti e delle Istituzioni che dovrebbero curare la fauna selvatica e proteggere l’ambiente.

‼UN PALESE CONFLITTO DI INTERESSI‼

Quanto tempo ci vorrĂ  prima che il neonato Osservatorio dichiari un piano di abbattimento verso un qualsiasi animale selvatico, a cui verrĂ  imputato un presunto pericolo o danno al territorio? E quanto ci metterĂ  la nostra amministrazione a dare il permesso di caccia?

Evidentemente non sono bastate le pessime figure dell’Assessorato all’Agricoltura fatte con delibere illegali e incostituzionale.
La Regione continua ad andare oltre, senza il minimo pudore e la minima vergogna.

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