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Spandimento fanghi in agricoltura: allarme in provincia di Pavia. Chiediamo una moratoria per i nuovi impianti.

Spandimento fanghi in agricoltura: allarme in provincia di Pavia. Chiediamo una moratoria per i nuovi impianti.

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Iolanda Nanni, consigliere regionale pavese del M5S, prima firmataria dell’interrogazione, dichiara: “Nella nostra interrogazione (scarica qui) all’Assessore Regionale all’Ambiente, denunciamo l’allarme dettato dallo spargimento fanghi in tutto il sud della Lombardia. Le province più colpite sono senz’altro quelle di Pavia e Lodi. In particolare, la Provincia di Pavia è quella in cui si riversa nei campi la maggior quantità di fanghi, circa 400.000 tonnellate, il 20% della produzione annua nazionale e il 50% di quella dell’intera Lombardia. Questo fenomeno è ormai del tutto fuori controllo, considerata l’assenza di studi, monitoraggi e controlli capillari sulle aree in cui vengono sparsi i fanghi. C’è in atto una vera e propria speculazione da parte di società senza troppi scrupoli che fanno di questo settore un vero e proprio business con la complicità di una classe politica compiacente che autorizza con superficialità qualsiasi genere di impianto, senza tenere conto delle conseguenze disastrose che ne derivano. Questo vero e proprio business sta ingrassando le tasche di pochi e, al contempo, svuotando quelle dei cittadini, dato che sono altissimi i costi per la collettività in termini sanitari e di compromissione dell’ambiente in cui viviamo.”

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 “Diversi Paesi storicamente e culturalmente vicini al nostro – continua Iolanda Nanni – fra i quali la Svizzera e molti Land tedeschi, hanno vietato l’utilizzo in agricoltura dei fanghi – che sono a tutti gli effetti rifiuti – per motivi legati agli aspetti sanitari ed ambientali. Già nel 2003, il Consiglio della Federazione Svizzera ha decretato il divieto di spandere fanghi sui terreni. Nella nostra interrogazione, chiediamo a Regione Lombardia di adottare una moratoria a nuovi impianti di trattamento rifiuti in Lombardia. E’ evidente che i lombardi non vogliono che questa Regione e province come Pavia o Lodi diventino la discarica d’Italia. Nella sola provincia di Pavia, A2A (società partecipata dai Comuni di Milano e Brescia) ha insediato ben 7 impianti di smaltimento rifiuti, molti dei quali enormi e di fatto industriali, di questi 7 impianti, ben 6 sono situati in soli due Comuni: Giussago e Corteolona! Come si può solo pensare che non producano impatti devastanti sull’ambiente e sulla nostra salute? Inoltre, oltre agli impianti A2A, ce ne sono altri 16 con almeno 4 nuovi progetti enormi di impianti con autorizzazione in corso. E’ chiaro che con questa “filosofia” la nostra Provincia è obbligata a importare abnormi quantitativi di rifiuti da ogni dove per rendere “economici” questi impianti”.

 “Infine – conclude Nanni – lo spandimento di fanghi civili ed industriali nei terreni agricoli pone un serio problema relativo all’effetto accumulo di sostanze inquinanti, in particolare dimetalli pesanti e diossine. In Provincia di Pavia l’unico studio sui suoli risale al 2005: sono passati dieci anni e non è più stato fatto un monitoraggio organico, strutturale ed istituzionale sui suoli. Evidentemente è impossibile valutare l’effetto accumulo di sostanze inquinanti nei suoli se l’unico monitoraggio risale al 2005. Nell’interrogazione, chiediamo a Regione Lombardia di far eseguire ulteriori monitoraggi sui suoli attraverso studi programmati in modo strutturale e non “spot”, ricorrente e comparabile da monitoraggio a monitoraggio. I cittadini lombardi hanno diritto di sapere quale quantitativo di rifiuti e fanghi venga importato annualmente in Lombardia, quale destinazione agricola abbiano tali fanghi, quale sia lo stato dei suoli lombardi in merito all’inquinamento cumulato da metalli pesanti e diossine.

Come gruppo consiliare M5S, chiediamo urgentemente alla Giunta lombarda che l’agricoltura, prendendo a modello il divieto svizzero di spandere fanghi sui terreni agricoli, sia ri-orientata a pratiche virtuose e in rispetto della salute nonché della qualità dei prodotti agroalimentari”.

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