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Bea, nessun accantonamento a bilancio per lo smantellamento dell’inceneritore di Desio

Bea, nessun accantonamento a bilancio per lo smantellamento dell’inceneritore di Desio

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I consiglieri regionali e comunali eletti in Brianza del Movimento 5 Stelle, hanno inviato una lettera al consiglio di amministrazione di BEA, Brianza Energia Ambiente, per condannare la scelta irresponsabile dell’azienda di non accantonare a bilancio alcun fondo per il ripristino ambientale e per lo smantellamento dell’inceneritore di Desio, una volta che questo sarà giunto a fine vita.

“Dall’analisi dei bilanci della società, è emerso che in 40 anni di attività dell’inceneritore nessuno si è mai posto il problema dei costi da sostenere per bonificare il terreno su cui insiste l’impianto e per lo smantellamento dello stesso, quando verrà chiuso. E questo nonostante vi siano indicazioni molto precise nell’ordinamento giuridico, a partire da alcune raccomandazioni dell’Unione Europea fino ad arrivare ai Principi Contabili dell’Organismo Italiano di Contabilità”, spiega Gianmarco Corbetta, consigliere regionale del M5S Lombardia.

“Molte aziende del settore ben più lungimiranti e responsabili di BEA – aggiunge Corbetta –  hanno accantonato dei fondi in vista dello smantellamento dei loro forni: basti pensare al milione e 400 mila euro accantonato da IREN in vista della dismissione dell’impianto di Reggio Emilia, o ai 6 milioni e 300 mila euro di HERA per lo smantellamento degli inceneritori di Trieste e Padova o ai 47 milioni di euro che LGH ha messo da parte per il futuro smantellamento dei suoi impianti, tra cui i forni di Parona e Cremona”.

“Evidentemente i signori di Bea credono all’immortalità non solo delle anime ma anche degli impianti di incenerimento di rifiuti… oppure considerano il loro forno ancora troppo giovane per dover cominciare a pensare al giorno in cui verrà smantellato. D’altronde sono solo 40 anni che inquina l’aria di Desio e dei comuni limitrofi… ne vogliamo riparlare tra un centinaio d’anni?!?” ironizza Corbetta.

Nella lettera si legge: “Da una interpretazione estesa e non semplicemente letterale delle norme di cui all’Art 114 comma 3 della Legge 388 del 2000, della circolare ministeriale n. 5/E del 26 gennaio 2001, della raccomandazione della Comunità Europea del 30 maggio 2001, e più specificatamente nel rispetto dei principi contabili n. 19 e 31 dell’Organismo Italiano di Contabilità, si evince chiaramente come il legislatore Comunitario e Nazionale abbia inteso espressamente evidenziare agli organi amministrativi posti a Governo di società potenzialmente inquinanti la necessità di provvedere ad una attenta e prudente valutazione dei rischi e dei costi conseguenti ad un ripristino ambientale. Per determinate attività inquinanti quindi, con l’intento di fronteggiare tali circostanze e le conseguenze dell’impatto ambientale che le stesse avrebbero sul territorio e sulla collettività, si rende necessario, da parte degli Amministratori di tali Società, provvedere ad un accantonamento di Bilancio destinato a tale specifico scopo, con l’obiettivo di ripartire tra i vari esercizi (secondo il principio della competenza) gli oneri di smantellamento impianti e ripristino ambientale che, benché effettuati alla fine, si riferiscono ad attività svolte nel corso di tutta la vita utile dell’impianto”.

I firmatari chiedono al Consiglio di Amministrazione di porre immediatamente rimedio a questa gravissima mancanza  cominciando a mettere da parte i fondi che imprudentemente a oggi non sono stati accantonati nei Bilanci Societari”.

 

 

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