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#NONinFANGHIamoci: il M5S lancia l’iniziativa per i Comuni contro lo spandimento fanghi

#NONinFANGHIamoci: il M5S lancia l’iniziativa per i Comuni contro lo spandimento fanghi

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cop-fanghiIl M5S Lombardia, in prima linea sul problema dello spandimento dei fanghi in agricoltura lancia un’iniziativa a tutti i consiglieri comunali lombardi al fine di fare rete per arginare il fenomeno dello spandimento dei fanghi in agricoltura e vietarne lo spandimento in una fascia di rispetto di 500metri dalle abitazioni.

Iolanda Nanni e Andrea Fiasconaro, consiglieri regionali M5S e promotori dell’iniziativa in Lombardia, dichiarano: “Abbiamo predisposto una MOZIONE (scarica qui) che mettiamo a disposizione di tutti i consiglieri comunali lombardi affinchè possa essere discussa ed approvata in tutti i Comuni interessati dallo spandimento fanghi. In particolare, ci rivolgiamo ad una vasta area del Sud della Lombardia che comprende, in particolare, le provincie di Pavia, Lodi, Cremona, Mantova e una parte del bresciano.”

A livello parlamentare – continuano Nanni e Fiasconaro – il M5S ha da poco presentato una risoluzione, a prima firma del deputato M5S Alberto Zolezzi, che chiede al Governo di assumere iniziative per definire criteri di tutela dei suoli e delle falde. A livello regionale, in Lombardia, in data 6 novembre 2015, abbiamo depositato un’interrogazione che solleva le criticità legate allo spandimento fanghi e chiede alla Giunta regionale una revisione della Legge regionale in materia, nonché un cambio di rotta nelle politiche di gestione rifiuti, con la finalità di creare una rete regionale di piccoli impianti di riciclo/riuso dei rifiuti.”

“Ora intendiamo coinvolgere tutti i Comuni interessati a cui mettiamo a disposizione la nostra mozione affinchè sia approvata al fine di limitare sempre più lo spandimento indiscriminato dei fanghi. Anche i Comuni, infatti, hanno potestà in materia. Ci siamo infatti basati su una recente sentenza del Consiglio di Stato, pronunciata il 16/06/2015, che ha confermato la legittima potestà dei Comuni in materia di inserimento nel PGT di limiti all’attività di spandimento fanghi, stabilendo le aree in cui tale attività è consentita e di converso le aree in cui invece è vietata. Secondo il Consiglio di Stato, il Comune di Gambolò istituendo il divieto allo spandimento fanghi in una fascia di rispetto di 500 m. dalle abitazioni non ha “regolamentato” lo spandimento fanghi, bensì si è limitato ad esercitare la sua legittima potestà programmatoria, individuando le zone in cui è consentito o non consentito lo spandimento fanghi.”

“Nella mozione – proseguono Nanni e Fiasconaro – chiediamo anche ai Comuni di dotarsi di un regolamento sull’impiego dei fertilizzanti sui suoli del territorio comunale, contenente anche disposizioni sanzionatorie come già hanno fatto alcuni Comuni lombardi, come ad es. il Comune di Rodigo  (MN) ed alcune nostre Province.”

In Lombardia si producono annualmente (fonte dati 2010) circa 791.888 tonnellate di fanghi, il 45,1% dei quali proveniente dalla depurazione degli scarichi civili, il 28,1% dalla depurazione di acque industriali, il 26,8% da aziende agricole. Da questo totale di fanghi prodotti, 193.073 tonnellate vengono inviate a impianti in altre Regioni, mentre 655.075 tonnellate vengono inviate in impianti lombardi. La quantità totale di tonnellate annualmente avviate a trattamento in impianti lombardi per utilizzo in agricoltura è pari a 748.402, di cui oltre la metà (405.598 tonnellate annue) vengono importate da altre Regioni.  La quota annua di fanghi non destinati all’agricoltura, viene trasferita in appositi impianti di trattamento.

Numerosi studi e ricerche, molte delle quali incoraggiate e pubblicate dalla stessa Comunità Europea, evidenziano il rischio che lo spandimento di fanghi (rifiuti) in agricoltura, anche là dove questo avvenga nel rispetto dei limiti di legge, possa dare origine a fenomeni di accumulo negli anni di sostanze inquinanti e pericolose per la salute, in particolare di metalli pesanti,diossine e inquinanti organici tra cui i principi attivi dei medicinali di uso quotidiano nonché altri prodotti utilizzati per la cura e l’igiene personale. I fanghi di depurazione, infatti, non contengono solamente sostanze nutritive per le piante, come il fosforo e l’azoto, ma anche tutta una serie di inquinanti e di agenti patogeni, sostanze chimiche e farmaceutiche, derivanti dalle attività industriali e artigianali e dagli scarichi domestici. Per questo il settore agricolo tende oggi sempre più a respingere l’utilizzazione di tali fanghi come concimi.

“Ci siamo basati – continuano Nanni e Fiasconaro – sulle buone pratiche che in materia di spandimento fanghi stanno adottando molti Paesi europei, storicamente e culturalmente vicini al nostro Paese, fra i quali la Svizzera e molti Land tedeschi. Il Consiglio della Federazione Svizzera, a partire dal 2003, ha vietato lo spandimento dei fanghi sui terreni. In Germania, alla luce dell’accordo di coalizione  che sostiene il Governo Merkel, il Ministero dell’Ambiente Federale ha allargato la già esistente bozza di lavoro per includere prescrizioni concrete per il recupero di fosforo e la cessazione dell’utilizzo dei fanghi sui campi. Rispetto alla normativa comunitaria, alcuni paesi europei (Austria, Francia, Germania, Svezia, Danimarca) hanno fissato ulteriori valori limite per alcune sostanze pericolose presenti nei fanghi da utilizzare in agricoltura quali: composti organici alogenati totali (AOX), idrocarburi policiclici aromatici (IPA), policlorobifenili (PCB), diossine e furani”

“In Italia, in questa materia –  concludono Nanni e Fiasconaro – siamo ancora molto indietro ed occorre adoperarsi, a tutti i livelli istituzionali, per fare rete. Anche i Comuni hanno il dovere di fare la loro parte. Il M5S continuerà ad operare affinchè si arrivi presto a una legge statale che metta vincoli più stringenti allo spandimento dei fanghi in agricoltura. Il M5S, con questa iniziativa, intende preservare il nostro suolo agricolo da un danneggiamento irreversibile, evitare l’insorgenza di rischi per la salute ed evitare che sia compromessa la qualità dei nostri prodotti agricoli locali e, quindi, la catena alimentare.”

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