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Città della Salute, no all’accordo

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Non ci sorprende l’ennesimo stop alla firma definitiva sul progetto Città della Salute. L’assenza del Ministro alla Salute Beatrice Lorenzin alla firma prevista per oggi è un segnale da non sottovalutare rispetto a quello che solo venerdì era un accordo già concluso.
Movimento 5 Stelle è sempre stato contrario all’opera perché è inconcepibile pensare di curare un malato di cancro in un ospedale costruito sull’Ex Falk a Sesto San Giovanni, uno dei terreni più inquinati d’Italia. Questo è quello che succederà se andrà in porto il progetto che vedrà trasferiti dal territorio milanese a quello sestese i due più grossi ospedali per la cura dei tumori e per le malattie neurologiche, l’Istituto dei tumori e il Besta. Proprio per questo i portavoce di M5S a Roma, la settimana scorsa, hanno depositato due diverse interrogazioni, una al Ministro dell’Ambiente e l’altra a quello della Salute. Che nei ministeri si siano finalmente resi conto dell’assurdità del progetto?
Abbiamo letto fiumi di inchiostro sul progetto urbanistico Città della Salute, e sui costi per la cittadinanza di circa 330 milioni di euro; purtroppo non abbiamo mai avuto il piacere di leggere uno straccio di valutazione preventiva dell’impatto sanitario dell’opera.
Non vorremmo, tra un anno, vederci costretti a dichiarare: noi ve lo avevamo detto.
Proprio per questo ribadiamo, a differenza degli esponenti del PD in consiglio regionale, il nostro no alla Città della salute: Istituto neurologico Besta e Istituto dei Tumori possono trovare facilmente una collocazione separata in edifici attualmente esistenti sul territorio. Avevamo ad esempio proposto di collocare il Besta presso spazi già disponibili presso l’ospedale Niguarda. Cemento, mattoni e consumo del suolo non sono sinonimi di salute, tantomeno se il suolo in questione è pesantemente inquinato.

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