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PAC, no all’agricoltura intensiva

PAC, no all’agricoltura intensiva

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Oggi in VIII Commissione Agricoltura, Montagna, Foreste e Parchi si è discussa e votata una risoluzione che verrà trattata in Consiglio Regionale, riguardante la nuova PAC, la Politica Agricola Comune, che riguarda oltre il 30% delle risorse finanziarie dell’Unione Europea destinate al settore agricolo come sostegno al reddito e per lo sviluppo rurale.

Questa risoluzione vuole impegnare la Giunta Regionale ad attivarsi per sostenere, in sede di definizione della PAC, il modello intensivo di agricoltura lombarda, oggi in crisi e sempre meno sostenuto economicamente dai fondi derivanti appunto dall’Europa. Noi ci siamo opposti a questa risoluzione, presentandone una alternativa volta a rendere l’agricoltura lombarda meno dipendente dalle sovvenzioni pubbliche e progressivamente svincolata dall’attuale modello intensivo.

Abbiamo votato contro un documento privo di alcuna proposta costruttiva su come aiutare lo sviluppo del nostro settore primario, di come poterlo svincolare dagli aiuti comunitari fino ad arrivare, gradualmente, ad una competitività reale nel libero mercato. La nuova PAC già di per sé non mostra segnali di cambiamento: continua a privilegiare il sostegno al reddito rispetto allo sviluppo rurale e la risoluzione non si discosta da questo principio.

Il primo punto della risoluzione elogia l’agricoltura intensiva, un modello che provoca soprattutto inquinamento e impoverimento del suolo, grande consumo di acqua e prevede un utilizzo esasperato di agenti chimici per le colture specializzate; difende un modello di agricoltura che non ci appartiene. Non possiamo inoltre pretendere di sconvolgere la PAC a nostro uso e consumo, abbiamo un modello agricolo diverso da quello degli altri grandi Paesi e, soprattutto, non rispettiamo le normative (vedi nitrati).

La nostra idea di rilancio per l’agricoltura consiste in misure che comportino: aumento consistente della superficie agricola utilizzata destinata all’agricoltura biologica, in particolare nelle zone montuose e collinari, incentivi per lo sviluppo della vendita diretta, della auto-trasformazione dei prodotti, dei mercati contadini e della filiera corta, la promozione dell’autonomia energetica delle aziende agricole e aiuti per le piccole aziende agricole, meno specializzate, in grado di erogare anche servizi turistici, culturali, ricreativi e didattici.

L’agricoltore deve essere anche imprenditore, per questo è necessaria un’eccellente formazione agraria ed economica degli agricoltori: devono essere autosufficienti, saper gestire un’azienda.
La possibilità di cambiare c’è ed è concreta: sfruttando le logiche del mercato, che vedono una richiesta crescente di turismo rurale, di prodotti biologici e di filiera corta, di prodotti di marchio e di qualità. Loro non molleranno mai, noi neppure!!

 

PROPOSTA DI RISOLUZIONE CONCERNENTE LA RIFORMA DELLA PAC ELABORATA DAL GRUPPO DI LAVORO DI MOVIMENTO 5 STELLE LOMBARDIA  DELL’VIII COMMISSIONE

IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA LOMBARDIA

 

  • Vista la disposizione del primo capoverso del comma quinto dell’articolo 117 della Costituzione, la quale prevede che “Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, nelle materie di loro competenza partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari”;
  • Vista la disposizione del comma 3 dell’articolo 6 dello Statuto di Autonomia della Lombardia, la quale prevede che “La Regione Lombardia partecipa, nel rispetto della Costituzione e dell’ordinamento comunitario, alla formazione delle politiche dell’Unione Europea”;
  • Vista la disposizione del comma 4 dell’articolo 39 dello Statuto di Autonomia della Lombardia, la quale prevede che il “diretto coinvolgimento del Consiglio regionale è assicurato con riguardo alla definizione della posizione della Regione nella formazione degli atti comunitari e statali di adeguamento al diritto comunitario”;
  • Preso atto che nell’ambito della programmazione comunitaria 2014/2020 la Commissione Europea ha avanzato una serie di proposte legislative che delineano il quadro regolamentare della Politica Agricola Comunitaria (PAC) per i prossimi 7 anni;
  • Considerato che a partire dal mese di settembre inizieranno le ultime tappe del processo che porterà alla formulazione della nuova PAC e che entro l’autunno 2013 è prevista la votazione finale del Consiglio e del Parlamento Europeo sull’accordo inter-istituzionale che chiuderà i negoziati;
  • Preso atto delle risultanze del lavoro istruttorio svolto dalla VIII Commissione permanente in ed in particolare dell’audizione con l’assessore delegato Giovanni Fava, titolare delle deleghe in materia di agricoltura, che ha informato la Commissione circa gli ultimi sviluppi della trattativa in materia di riforma della PAC;
  • Considerato che la Politica agricola comune (PAC):

–  è  una delle politiche fondanti dell’unione europea prevista dal Trattato istitutivo dell’unione europea e nata nel 1962;

–  è tra le più importanti voci del bilancio comunitario (circa il 34 % del budget europeo oggi,  in decrescita dal 1985, quando pesava l’80%);

–  è stata più volte riformata e trasformata da politica di sviluppo della produttività, redditività dell’agricoltura, a politica di governo e sviluppo della sostenibilità e multifunzionalità (paesaggistica, ambientale, occupazionale) di settore fino alla riforma ‘Ciolos’ per il 2014 – 2020 che vuole fornire alla società beni pubblici ambientali e climatici, sicurezza e qualità alimentare, equilibrio di sviluppo territoriale tramite l’agricoltura;

–  ha una architettura a due pilastri, il primo costituito da pagamenti diretti e misure di mercato e il secondo da misure di sviluppo rurale;

  • Considerato che, secondo le notizie fornite alla VIII Commissione dall’Assessorato all’Agricoltura in data 7 marzo 2012, la riforma ‘Ciolos’ per la PAC 2014 – 2020 prevedrebbe nuovi strumenti concernenti il primo e secondo pilastro;
  • Considerato che a sostegno di queste misure le previsioni afferenti le risorse finanziarie prevedono un Budget PAC:

– ridotto in termini reali del 12,6%;

– destinato per il 76% al primo pilastro e per il 24% al secondo pilastro;

– vincolato per il 30% del primo pilastro alla componente greening.

  • Considerato che gli impatti previsti per il primo pilastro potrebbero essere i seguenti:

– L’Italia perde 283 Meuro/anno sul primo pilastro;

– la Lombardia rischia di perdere, secondo simulazioni di impatto al 2012, da 221 a 326 Meuro/anno;

– le aziende lombarde subiranno perdite di reddito tra 145 e 289 Meuro/anno (da -5,9% a -11,8%);

  • Preso atto che Regione Lombardia ha chiesto, attraverso la Conferenza Stato-Regioni, un incontro con il ministro delle Politiche Agricole per avviare un confronto sulle modalità di ripartizione delle risorse UE;

 

IMPEGNA LA GIUNTA

 

  • A convocare, sempre in accordo con la VIII Commissione, entro la primavera del 2014, gli Stati Generali dell’Agricoltura, allo scopo di prevedere nel nuovo PSR 2014-2020 indirizzi di sviluppo dell’agricoltura lombarda che la rendano meno dipendente dalle sovvenzioni pubbliche ma più competitiva nel libero mercato e progressivamente svincolata all’attuale modello intensivo, con misure che comportino quindi:

– aumento consistente della SAU destinata all’agricoltura biologica, in particolare nelle zone montuose e collinari

– eccellente formazione agraria ed economica degli agricoltori

– incentivi per lo sviluppo della vendita diretta, della auto-trasformazione dei prodotti, dei mercati contadini e della filiera corta

– la promozione dell’autonomia energetica delle aziende agricole

– aiuti per le piccole aziende agricole, meno specializzate, in grado di erogare anche servizi turistici, culturali, ricreativi e didattici

  •   A seguire e sostenere con attenzione, tramite l’Assessore competente, ogni fase del percorso negoziale, trattando direttamente e per il tramite dei canali istituzionali sia con le autorità nazionali sia con le autorità comunitarie al fine di evitare che la riforma comporti una insostenibile riduzione degli aiuti del primo e del secondo pilastro;
  • Ad adoperarsi nelle sedi opportune affinchè:

– la riforma della PAC non comporti una drastica riduzione dei finanziamenti con notevoli e inevitabili ripercussioni sugli aiuti destinati agli agricoltori ed alle aziende agricole lombarde;

– si insista sulla differenziazione dei pagamenti sulla base di aree omogenee (regionalizzazione), i cui confini dovranno essere dettati da parametri economici ed agronomici, non strettamente amministrativi;

– sia promossa ogni forma di semplificazione burocratica.

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