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Lotta al bracconaggio, la Regione cosa fa?

Lotta al bracconaggio, la Regione cosa fa?

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RichiamoContro l’Italia sono state recentemente aperte dall’Unione Europea due procedure di infrazione: la prima per non ottemperanze rispetto alla Direttiva 2009/147/CE, la famosa “direttiva uccelli”, e la seconda per i fenomeni di bracconaggio; entrambe hanno come protagonista, tra gli altri, la Regione Lombardia e la provincia di Brescia.

La procedura aperta relativamente alla “direttiva uccelli” contesta all’Italia i mezzi di cattura (reti per uccellagione) degli uccelli utilizzati come richiami vivi per la caccia non selettivi, la mancanza di un rigido controllo nell’autorizzazione alla cattura in deroga di alcune specie e il numero elevato di uccelli catturati, che non soddisfa il requisito di “piccole quantità” previsto dalla direttiva europea.

Inoltre nella procedura Pilot, propedeutica a quella di infrazione aperta per i casi di bracconaggio, l’Unione Europea chiede spiegazioni all’Italia in merito ai numerosi episodi rilevati nel nostro paese: tra gli elencati troviamo testualmente “uccellagione in Valcamonica, Valtrompia e Valsabbia di piccoli uccelli migratori”.

Con queste due nuove procedure di infrazione rischiamo milioni di euro di multe da pagare!

Per il MoVimento 5 Stelle Lombardia è inammissibile che la Regione continui a tutelare gli interessi di poche decine di migliaia di persone, alle quali tutto è concesso, per le quali vengono emanate leggi e atti amministrativi deliberatamente in contrasto con le normative europee, che provocano danni economici e  impoveriscono i cittadini.

Come succede da anni, per poche migliaia di voti  stiamo assistendo in Lombardia, soprattutto nella provincia di Brescia, a un autentico sterminio di piccoli uccelli migratori e a una diffusione incontrollata dell’illegalità (bracconaggio). Il tutto favorito da provvedimenti che limitano l’azione di chi dovrebbe controllare e prevenire il bracconaggio, come guardie volontarie e agenti del Corpo Forestale dello Stato. Un’azione combinata che ha un unico obiettivo: proteggere la cattura e il commercio illegale di animali, su tutti gli uccelli da “richiamo vivi da cattura”.

Una protezione assolutamente bipartisan fra i banchi della politica, tanto è vero che mercoledì in Commissione Agricoltura un nostro emendamento che cercava di dare maggiori garanzie al controllo nella gestione dei “richiami vivi da cattura” è stato bocciato, con voto contrario di Lega Nord, Lista Maroni, NCD, Forza Italia, PDexmenoelle. Solo il rappresentante del Patto Civico ha votato a favore.

Altra questione importante da sottolineare, in questi giorni è possibile per i cacciatori sostituire le vecchie fascette di plastica, che identificavano gli uccelli catturati a scopo di richiamo in possesso, con i nuovi anelli metallici forniti dalla Regione, a seguito dell’istituzione della Banca dati regionale sui richiami vivi di cattura. Ai cacciatori è bastato fornire una semplice “auto-dichiarazione” dei richiami posseduti per poter avere un numero uguale di anelli metallici. Questi procedimenti necessitano di un controllo di autenticità, perché potrebbe essere l’occasione per una sanatoria tombale di illegalità, con  la “legalizzazione” di centinaia e migliaia di uccelli catturati illegalmente. Perché i cacciatori devono portare solo le fascette di color bianco (anche con numeri illeggibili) derivanti dagli impianti di cattura o addirittura risalenti alla sanatoria del 1993/94 (fascette di colore verde), e non il relativo uccello vivo?  Perché è bastata una semplice autocertificazione? Che controlli stanno attuando le province sui cacciatori e sul reale possesso di richiami detenuti legalmente a cui mettere gli anellini metallici?

A proposito degli anellini metallici, uno studio del WWF Bergamo ne contesta l’utilizzo, in quanto risulterebbero amovibili!! Alla faccia del rigido controllo richiesto dalla normativa europea. Regione Lombardia aveva chiesto un parere a ISPRA a fine marzo scorso, ricevendone parere favorevole solo una settimana dopo senza entrare nel merito della inderogabile necessità che gli stessi  debbano essere inamovibili. Tuttavia il WWF Bergamo sostiene il contrario di quanto dichiarato da ISPRA, cioè che gli anellini sono amovibili anche a causa delle loro dimensioni possono causare ferite alle zampe degli animali. Che certezze ha Regione Lombardia sulle garanzie che gli anelli in uso garantiscano il controllo e la legalità?

Qui non si tratta di banalizzare una posizione di chi è favorevole o contrario alla caccia, qui si tratta di combattere il bracconaggio, che purtroppo si concretizza nella gran parte dei casi in un’attività di caccia senza  precise regole e controlli. La Regione, deve risponderne, dato che la fauna selvatica è patrimonio dell’intera comunità internazionale; quindi, se ci sei batti un colpo!

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