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Controlli interni: legge inadeguata

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PROGETTO DI LEGGE N. 144
(di iniziativa del Presidente della Giunta Regionale)

DISCIPLINA DEL SISTEMA DEI CONTROLLI INTERNI AI SENSI DELL’ART. 58 DELLO STATUTO D’AUTONOMIA DELLA LOMBARDIA

Intervento del portavoce di M5S Eugenio Casalino nel corso della discussione generale e anticipazione della dichiarazione di voto.

Con il presente progetto di legge si intende intervenire in un ambito strategico per la Pubblica Amministrazione, quale è quello dei controlli interni.
Il tema quindi è strettamente connesso alle idee base del M5S che propugna da sempre l’idea di un controllo civico, dal basso, dell’attività politica e di governo.
Il controllo, ovvero il contro ruolo, uno strumento di verifica dell’attività svolta, è divenuto oggi indispensabile per perseguire gli obiettivi di efficienza, efficacia ed economicità per il buon andamento della Pubblica Amministrazione di cui si parla all’art. 97 della Costituzione.
Il controllo è normalmente articolato in elemento soggettivo (le persone deputate), elemento oggettivo (le prassi, le procedure, i processi, l’oggetto e le finalità del controllo), i collegamenti (i flussi informativi, la cosiddetta “reportistica”).
Le persone deputate ai controlli (elemento soggettivo) dovrebbero essere di elevatissima professionalità ed autorevolezza, munite di propri fondi riservati all’attività, e dovrebbero essere inquadrati in contesti separati dall’amministrazione attiva.
L’elemento oggettivo dei controlli dovrebbe essere delineato, su più livelli, e dovrebbe essere articolato con specifico riferimento anche alla quota di funzioni amministrative assegnate ad enti privati.
Pure così i flussi, dovrebbero essere oggetto di norme di principio, che garantiscano costante informativa verso i soggetti interessati al buon andamento, gli stakeholder delineati dalla Costituzione: i cittadini, i lavoratori della Repubblica (art.1 Cost.).
Questo desidererebbe il M5S.
Il PdL in questione si inserisce invece nel solco dell’attuale contesto normativo, e propone controlli per la prima volta (sembra incredibile).
Si tratta di una mera ricognizione di norme statali già di per se poco significative sul tema (D.lgs. 286/99, legge 15/2009, DD.lgss. 150/2009, 123/2011, 174/2012, 33/2013, solo per citarne alcuni), ad oggi ancora in parte inattuate dallo Stato e dalle sue amministrazioni e comunque frutto di una politica culturalmente obsoleta, miope, corrotta.
In concreto oggi i controlli nella PA italiana sono contrassegnati da inefficienza, clientele, coinvolgimento e cointeressenze nell’amministrazione attiva, quando non corruzione o altri fatti penalmente rilevanti, che oggi non vengono addebitati talvolta solo a causa di norme punitive in genere troppo lasche.
Le controfigure di controller attualmente in voga sono solo orecchie della politica, protese verso l’operato di autorità inquirenti e requirenti, con cui cercano di fare un pericoloso lobbying. Esso sono non solo inutili ma anche dannose, sia per il rischio di “contagio” corruttivo sia per le finanze pubbliche. Queste persone vengono pagate profumatamente solo per produrre inutili documenti.
I frutti di questa situazione sono noti.
In questo quadro di obiettivi politici attualmente non condivisi fra M5S e resto del mondo politico, viene presentato oggi dalla Giunta il progetto di legge in questione, che infatti non garantisce in alcun modo gli obiettivi dichiarati.
Nessuno degli elementi di avanguardia e forza di un vero sistema di controlli è adeguatamente trattato nel presente PdL. Le norme in questione sono minime, definitorie e comunque inadeguate allo scopo per cui sono preordinate.
Riteniamo che questo progetto di legge sia sbagliato, nella sua impostazione di fondo come negli effetti pratici che rischia di produrre. Interviene infatti in un ambito strategico ed estremamente delicato per l’amministrazione pubblica, come quello dei controlli interni, senza garantire in alcun modo una reale efficacia dei procedimenti di controllo che esso stesso prevede. Come dire, al solito, cambiare tutto perchè nulla cambi.
In termini generali, si centralizza l’attività di controllo sulla Giunta Regionale, , sia nelle procedure di nomina degli organi deputati al controllo, sia nei destinatari dei controlli, quando ad esempio la Giunta avoca a sé il controllo sugli enti/società del Sistema Regionale, aspetto questo che pregiudica radicalmente l’indipendenza degli organismi deputati al controllo. Sul piano soggettivo sarebbe sufficiente considerare la circostanza che i soggetti che compongono tali organismi sono di diretta nomina della Giunta, con la sola esclusione del Collegio dei Revisori dei Conti , nominato tramite estrazione a sorte per disposizione normativa statale. Come è possibile definire “indipendenti” questi organismi, quando la Giunta, espressione della maggioranza politica di turno, oltre a sceglierli senza alcun serio criterio di selezione, li obbliga a riferire a sé stessa dei controlli che svolgono? Senza alcuna determinazione dei criteri guida delle nomine, nessuna garanzia riguarderà gli attori dei controlli.
Vediamo in questo progetto di legge una specie di “cortocircuito” istituzionale, per cui la Giunta decide chi controlla, come deve controllare, e richiede che il feedback dei controlli sia rivolto a sé stessa. Come è possibile pensare che un tale sistema possa funzionare? In tutto questo meccanismo, ci sono due grandi assenti, i cittadini in primis, ai quali queste questioni tecniche evidentemente non devono interessare nelle intenzioni di chi ha scritto questa legge, e il Consiglio Regionale, completamente escluso anch’esso.
L’art. 1, indicativo di come questo progetto di legge sia impostato, esclude esplicitamente qualsiasi altra competenza, che non sia quella della Giunta Regionale, nei controlli degli enti appartenenti al c.d. Si.Reg.. Ciò significa che la Giunta è chiamata a controllare l’operato di soggetti (componenti dei Consigli di Amministrazione, Consigli di Gestione o di Sorveglianza) da essa stessi nominati. Anche in questo caso, è palese ed incontestabile il conflitto di attribuzioni e di interessi che si viene a creare.
Un accenno alla funzione di audit prevista dall’art. 4. Anche in questo caso, l’impostazione data dal progetto di legge è autoreferenziale, perché la struttura di audit è incardinata nella struttura della Giunta, e risponde alla Giunta stessa. In una società privata, l’audit riferisce al Consiglio di Amministrazione che è espressione degli azionisti. E gli “azionisti” dell’ente Regione sono i cittadini, rappresentati dal Consiglio che hanno democraticamente eletto.
Nulla si stabilisce sul perimetro e sull’articolazione dei sistemi, nonché sui flussi, comunque riferiti alla Giunta, con la sola eccezione della relazione del Presidente della Giunta al Consiglio Regionale.
Nulla dunque sul commitment di tutti gli operatori di primo livello, su tutti noi dunque, che dobbiamo sentirci coinvolti nel controllo di interessi collettivi, nulla sui controlli sui processi (secondo livello),nulla sui controlli dei sistemi di governo dei rischi (Audit, o terzo livello).
Nulla su EXPO, così confermando una totale inadeguatezza al ruolo cui siamo chiamati. Avremmo voluto infatti anche norme speciali, straordinarie, magari anche di potenziamento del difensore civico regionale, per governare adeguatamente i rischi connessi alla pioggia di miliardi di EXPO 2015.
Per concludere, il tutto è rinviato sine die ai provvedimenti attuativi del soggetto controllato/controllante: il Presidente e la Giunta Regionale.
In sintesi si tratta di un’autoanalisi di un esecutivo autoreferenziale che decide con poteri assoluti e comunica alla popolazione con una bella relazione che è tutto conforme a legge.
Così intesi i controlli consentono persino di sanzionare dipendenti non allineati alle direzioni generali, come del resto è già accaduto e accade quotidianamente.
Noi del Movimento Cinque Stelle non possiamo accettare una simile logica.
Noi vogliamo un sistema di controlli interni decentrato e trasparente, realmente efficace e composto da organismi indipendenti non solo in senso formale, ma anche sostanziale, e che possano svolgere la loro attività di controllo liberi da condizionamenti di qualsiasi genere. Siamo per un sistema di controlli in cui il Consiglio Regionale abbia un suo preciso ruolo, più forte e pressante rispetto al sistema attuale, e in cui anche il cittadino possa essere coinvolto, in termini di informazione e trasparenza totale degli esiti dei controlli stessi. Non vogliamo che in questo Consiglio si faccia l’errore di considerare il tema dei controlli come un tecnicismo, perché anche i più recenti fatti di cronaca ce lo dimostrano nei fatti, dove esistono interessi di tipo economico e i controlli sono labili e inefficaci, il cancro della corruzione si insinua sempre, senza eccezioni.
Questo è il motivo per cui invitiamo il Consiglio a restituire un così importante testo in Commissione, testo su cui il Movimento non è riuscito ad intervenire in modo appropriato in quella sede, essendo i contenuti delle disposizioni radicalmente errati e concettualmente obsoleti.
Ciò affinché la Regione Lombardia abbia l’opportunità di produrre un testo all’avanguardia a livello nazionale ed adeguato alle esigenze del territorio e del proprio tessuto produttivo. Ciò quindi, affinché la Regione Lombardia assuma la guida morale che le compete su questo tema.
Data la situazione non riteniamo opportuno e utile presentare emendamenti al progetto di legge 144, perché significherebbe stravolgerne completamente l’impostazione.
Nel caso in cui il PdL venisse posto oggi in votazione il M5S si vedrà quindi costretto a votare contro annunciando che sarà a breve presentato un nostro PdL, che intendiamo condividere con chi vorrà, anche su internet, e che sarà molto più incisivo, innovativo e allineato alle best practices internazionali sul tema controlli nella PA, in particolare in questo delicato momento contrassegnato dai recenti scandali in materia di EXPO.

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