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All’Istituto nazionale tumori un direttore condannato. Per Mantovani è tutto in regola

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L’Assessore alla Sanità Mario Mantovani ha risposto a un question time di M5S Lombardia che chiedeva lumi sull’opportunità di avere al vertice dell’Istituto nazionale tumori il Dottor Vito Corrao, già condannato definitivamente per diversi reati.

Per Silvana Carcano, consigliere del Movimento 5 Stelle, “il Dottor Vito Corrao ha ottenuto il rinnovo del contratto presso l’Istituto nazionale dei tumori nonostante, secondo alcuni articoli a stampa, sia stato condannato con sentenza definitiva per reati commessi come direttore generale del Fatebenefratelli per  ‘falso e abuso d’ ufficio, cioè per aver truccato un appalto pubblico per favorire illecitamente un suo amico imprenditore privato’. Chiediamo all’Assessore se è normale che non venga chiesto il certificato penale a chi è nominato a ricoprire un incarico pubblico e qual è il suo orientamento di fronte all’ennesimo caso che imbarazza la sanità lombarda”.

Per l’Assessore Mantovani i criteri di nomina di Corrao si fondano su requisiti di natura tecnico-giuridica previsti dagli statuti vigenti e dalle regole previste dalla Giunta regionale.  L’assessore ha spiegato che i certificati dei carichi pendenti e penale vengono richiesti per l’iscrizione nell’elenco dei candidati idonei alla nomina di direttori generali e la nomina poi dei Direttori Sanitari è eseguita dall’Ospedale interessato. L’Assessorato ha comunque provveduto ad acquisire le opportune informazioni dall’Istituto Nazionale Tumori dalle quali si evince che è da escludersi qualsivoglia violazione delle norme nella nomina di Corrao. All’epoca della nomina i reati erano già estinti e non susciterebbero cause ostative alla nomina. L’Assessore ha ringraziato M5S per l’interrogazione ed espresso interesse perché la Giunta valuti di intervenire sui regolamenti delle nomine.

Per Silvana Carcano: “Mantovani ci conferma che la condanna definitiva esiste e che la normativa in vigore non consente di allontanare il dottor Corrao da un ruolo di rilevanza strategica. Ci aspettavamo dall’Assessore una dura presa di posizione politica contro le nomine di condannati nella sanità pubblica. E’ inaccettabile che il direttore sanitario dell’Istituto Tumori abbia alle spalle una condanna penale definitiva. Ci chiediamo come mai fino ad oggi quest’aula non ne abbia mai parlato, anche per allontanare le ombre che coinvolgono la sanità pubblica. La realtà è che oggi la politica consente a chi ha commesso reati gravi di fare il direttore sanitario. Non c’è né logica né buonsenso in tutto questo. Chi amministra nel pubblico deve essere al di sopra di ogni sospetto”.

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