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Decreto Sblocca Inceneritori: una beffa anche per i cittadini del sud

Decreto Sblocca Inceneritori: una beffa anche per i cittadini del sud

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inc-corbdi Gianmarco Corbetta, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Lombardia

Torno sulla questione dello Sblocca Italia di Renzusconi e dell’incenerimento dei rifiuti di tutta Italia negli impianti della Lombardia, per fare qualche ragionamento più articolato, dopo l’arrabbiatura dei giorni scorsi.

Ho detto e scritto che da qualunque parte lo si veda, questo provvedimento non sta in piedi. Dalla parte di chi i rifiuti li riceve è del tutto ovvio; ma non sta in piedi nemmeno se lo si vede dalla parte di quei territori da cui proverrebbero i rifiuti, i cui cittadini sarebbero costretti a (continuare a) pagare esorbitanti costi di trasporto e smaltimento a causa dell’incapacità delle classi politiche locali di portare avanti una corretta gestione dei rifiuti, attenta all’ambiente, alla salute e alle tasche dei cittadini. Altro che solidarietà tra i territori!

Dunque, per giustificare questa porcata, il ministro Galletti evoca il rispetto delle direttive europee e la necessità di evitare che l’UE ci faccia pagare delle multe salate. Cominciamo col dire che non esiste nessuna direttiva europea che impone delle quote minime di incenerimento (si metta il cuore in pace il ministro); esiste invece l’obbligo di pretrattamento del rifiuto prima del conferimento in discarica. Il pretrattamento può essere “a caldo” (cioè l’incenerimento, che riduce i rifiuti in scorie e ceneri che vengono conferiti in discarica) oppure “a freddo” (cioè tramite impianti di trattamento meccanico biologico, finalizzati al recupero e al riciclo di materia).

Per costruire un impianto a freddo occorrono due anni di tempo, per costruire un inceneritore ce ne vogliono otto. E’ quindi di tutta evidenza che la soluzione più rapida per ottemperare agli obblighi europei per quei territori in cui c’è la cosiddetta emergenza rifiuti è quello di optare per gli impianti a freddo.

Ma non è tutto. Nel prossimo futuro entrerà in vigore una nuova (ottima) direttiva europea che prevede l’obbligo al 2030 di non conferire in discarica più del 5% dei rifiuti urbani. Bene, compariamo due diversi scenari.

Il primo, quello della Danimarca (uno dei paesi più inceneritoristi d’Europa), rappresenta in definitiva lo scenario a cui tende il Governo Renzi con questo decreto Sblocca Italia e prevede il 50% dei rifiuti mandati ad incenerimento. Le scorie e le ceneri che residuano dal processo di combustione sono circa il 25% di quanto incenerito, quindi il 12,5% del rifiuto urbano complessivo. E qui casca l’asino, come si suol dire: questo modello di gestione dei rifiuti non rispetta la direttiva europea prossima ventura! E non mi vengano a raccontare che parte delle ceneri vengono recuperate e utilizzate (ad esempio per la produzione di cemento e per i sottofondi stradali) perché si tratta di esperienze del tutto marginali e sperimentali, il cui impatto ambientale e sanitario è ancora tutto da verificare.

Il secondo scenario, virtuoso, è quello che tende a Rifiuti Zero: ottimizzando la raccolta differenziata e gestendo il rifiuto residuo con impianti di trattamento meccanico biologico (quelli più avanzati, come la Fabbrica dei Materiali di Reggio Emilia) il rifiuto da conferire in discarica è pari al 5%, proprio come previsto dalla direttiva europea! Già oggi il Consorzio Priula, che serve un’ampia fetta della provincia di Treviso, conferisce in discarica solo il 6/8% del rifiuti, con la prospettiva di migliorare ulteriormente tale percentuale grazie alla flessibilità che il loro sistema gli consente (e che un modello basato sull’incenerimento non consentirebbe affatto).

Ma entriamo ancora più nello specifico: i sostenitori dello Sblocca Inceneritori (questo sarebbe il nome giusto da dargli) dicono che il “sistema integrato” nazionale degli impianti serve per risolvere la questione delle ecoballe accumulate nel passato in Campania.

Dunque vediamo di fare qualche cifra per inquadrare correttamente il problema: in Campania oggi ci sono 8 milioni di tonnellate di ecoballe, situate principalmente in località Taverna del Ré, nel Comune di Giugliano. E’ stato proposto di costruire un inceneritore a Giuliano da 400 mila tonnellate/anno per smaltirle. In questo modo per risolvere il problema delle ecoballe ci vorrebbero nientemeno che 28 anni (8 anni per la costruzione più 20 anni di funzionamento continuo del forno). Non mi sembra geniale come proposta.

Di contro, in Campania esistono già degli impianti di trattamento meccanico biologico, chiamati STIR, con una capacità complessiva di trattamento pari a 2 milioni di tonnellate all’anno. Mettendo in conto due anni di tempo per a) riattivare e ammodernare questi impianti (portandoli sugli standard della fabbrica dei materiali di Reggio Emilia – spendendo molti meno soldi che per costruire un nuovo inceneritore) e b) portare, contestualmente, a regime un sistema di raccolta differenziata minimamente efficiente (diciamo attorno al 50/55%, cautelativamente), ci vorrebbero solo 10 anni per risolvere il problema delle ecoballe e rendere pienamente autonoma la regione nella gestione dei propri rifiuti.

 

Infine, non vale nemmeno l’osservazione che le ecoballe non possano essere trattate a freddo perché non si sa cosa ci sia davvero dentro. Si tratta di rifiuti perfettamente trattabili da tali impianti. L’unico potenziale problema consiste nella presenza di rifiuti radioattivi (la verifica della presenza di materiale radioattivo è semplice da fare). Ma in presenza di materiale radioattivo, le ecoballe in questione non potrebbero nemmeno essere incenerite e si entrerebbe quindi in un campo diverso da quello dello smaltimento dei rifiuti urbani.

Quindi le soluzioni virtuose, compatibili con l’ambiente e la salute dei cittadini, per risolvere i problemi in loco ci sono, senza dover mandare in giro per tutta Italia o all’estero camionate di monnezza da bruciare, facendo pagare le incapacità delle classi politiche locali ai cittadini di tutta Italia. Tutte queste cose un ministro dell’ambiente degno di questo nome le dovrebbe sapere.

Il Governo Renzi, per assecondare gli interessi lobbistici di qualche gruppo industriale, ha adottato una soluzione semplicistica e sbagliata a fronte di un problema complesso che richiederebbe maggiore attenzione e competenza, esautorando le funzioni delle Regioni e violentando i territori con una imposizione barbara.

Un motivo in più, l’ennesimo, per chiedere che se ne vada a casa!

    

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