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Mense scolastiche, la regione si muove verso la libera scelta del pasto da casa o in mensa

Mense scolastiche, la regione si muove verso la libera scelta del pasto da casa o in mensa

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mozione-menseIl Consiglio regionale ha discusso e approvato una mozione del M5S Lombardia sul caso del servizio di mensa scolastica presso il comune di Corsico. Il 7 gennaio scorso il sindaco ha infatti sospeso il servizio mensa per quei bambini i cui genitori non hanno pagato la retta.

La mozione invita la Giunta regionale  a sollecitare gli organi Istituzionali competenti per “dare la possibilità alle famiglie degli studenti lombardi di scegliere se usufruire del servizio mensa oppure permettere di portare il pasto da casa, dando linee guida per la corretta alimentazione e facendone quindi un momento di reale educazione alimentare anche per le famiglie”.

Per Paola Macchi, consigliere del M5S Lombardia  e prima firmataria dell’atto: “Il problema è sistemico,  molti Comuni lombardi,  non solo Corsico, hanno accumulato debiti per i mancati pagamenti per il servizio della mensa scolasticaa causa dei costi delle mense in Lombardia insostenibili per molte famiglie ; talvolta arrivano a superare anche i 7 euro a pasto e sia le quote che le fasce Isee relative cambiano da comune a comune . Ambrosoli ha proposto alla regione di sostenere il comune nella riscossione delle quote; una pezza ad un grave problema, di cui si discute da anni, che va affrontato a monte. Al momento è necessario garantire che i bambini possano pranzare a scuola, che non esistano discriminazioni tra chi usa la mensa e chi non può permettersela ma che sia permesso alle famiglie di scegliere autonomamente quale opzione corrisponda meglio alle sue condizioni economiche ed etiche. L’idea di agire perché gli studenti possano scegliere se portare il pasto da casa o usufruire della mensa oltre che accettabile e concreta risulta di gran lunga più economica. In più nessun bambino rischierebbe più di rimanere a digiuno quando il menù proposto dalla mensa scolastica non è gradito. Nella maggior parte degli altri paesi europei questa è la normalità, vissuta con serenità da famiglie e studenti che si vedono riconosciuto il principio della sovranità alimentare personale”.

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