Home Ambiente e Protezione Civile La raffineria ENI di Sannazzaro de Burgondi non investe sufficientemente in controlli sanitari e ambientali
La raffineria ENI di Sannazzaro de Burgondi non investe sufficientemente in controlli sanitari e ambientali

La raffineria ENI di Sannazzaro de Burgondi non investe sufficientemente in controlli sanitari e ambientali

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A seguito delle gravi esplosioni avvenute presso la raffineria ENI di Sannazzaro de’ Burgondi, di cui l’ultima il 5 febbraio scorso, la consigliera regionale M5S Iolanda Nanni ha richiesto l’intervento dei parlamentari per audire i vertici di ENI in Parlamento. I parlamentari si sono immediatamente attivati ed hanno ottenuto la fissazione dell’audizione che si è tenuta ieri, 23 febbraio 2017, presso la Camera dei Deputati, a Commissioni congiunte (Commissione Ambiente e Commissione Attività Produttive).

All’audizione ha partecipato il deputato M5S Massimo De Rosa che ha posto una serie di quesiti specifici relativi agli incidenti occorsi alla raffineria con particolare riguardo agli utlimi due, quello del 1° dicembre 2016 e quello immediatamente seguente del 5 febbraio 2017. I quesiti sono stati posti all’Ing. Ricci, Chief Refining & Marketing Officer di ENI Spa che rappresentava ENI in audizione.

Il deputato De Rosa dichiara: “Dopo aver ascoltato l’Ing. Ricci (ENI), ho innanzitutto manifestato dei dubbi rispetto alla funzionalità del sistema di sicurezza interno adottato da ENI, dubbi relativi al fatto che non si comprende come mai, con quel dispiego di controlli, mezzi e risorse, illustrati poco prima dall’azienda, si erano comunque verificati ben tre incidenti in soli 8 mesi. Inoltre, ho manifestato perplessità di fronte alle dichiarazioni secondo cui non vi erano state sensibili variazioni dei valori delle centraline dell’aria al momento delle esplosioni, dato che incidenti come quello del 1° dicembre si stima provochino volumi di inquinamento pari a quello derivato dalla presenza di migliaia di auto. Ho poi formulato alcune domande circostanziate che non erano mai state poste ad ENI sinora, neanche all’audizione tenutasi in Senato. In particolare, ho fatto presente che le organizzazioni sindacali avevano lamentato una carenza di risorse sulla sicurezza ed ENI ha risposto che, al contrario, le risorse impiegate sui sistemi di sicurezza sono conformi. Ho poi chiesto se era possibile avere un primo resoconto dell’indagine epidemiologica che ENI avrebbe dovuto avviare nel 2011 in vista della costruzione del nuovo impianto ENI EST. Ed infine ho chiesto se l’azienda aveva adempiuto alla prescrizione della VIA e VAS prot. CTVA-2010-0003843 del 29/10/2010 che prevedeva l’avvio di monitoraggi al suolo pagati dall’azienda, dopo la costruzione del nuovo impianto ENI EST.”

Iolanda Nanni, consigliere regionale pavese, dichiara: “Dall’audizione e, in particolare, grazie alle domande formulate dal nostro parlamentare Massimo De Rosa, sono emersi in modo chiaro aspetti molto critici in capo ad ENI. Primo fra tutti che la raffineria non investa in maniera sufficiente in controlli sanitari e ambientali. Basti dire che ENI ha minimizzato la portata dei tre incidenti, giudicando l’impatto solo sulla base del fatto che non ci siano stati morti e feriti ma sappiamo benissimo che gli agenti inquinanti, derivati dalle esplosioni, e ricaduti al suolo, si depositano lì per diversi anni e possono compromettere la catena alimentare e la salute umana, nonché la qualità dei nostri suoli agricoli.”

“La cosa che reputo più grave – continua Nanni – è che ENI abbia risposto che non ha avviato un monitoraggio strutturale dei suoli delle aree limitrofe alla raffineria, questa era una prescrizione prevista dalla procedura di VIA e VAS e l’onere del finanziamento del monitoraggio sui suoli era a carico del gestore della raffineria. Alla domanda, infatti, l’Ing. Elefanti (ENI) ha risposto che detta prescrizione era relativa a monitoraggi da farsi prima della costruzione dell’impianto ENI EST, per bonificare l’area laddove vi fossero degli hot-spot di inquinanti, ARPA doveva accertare che il fondo dello scavo fosse a norma, dopo di che si poteva costruire. Ma non è affatto così e ci stupiamo di questa riposta! Riporto di seguito la dicitura esatta della prescrizione della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale VIA e VAS (prot. CTVA-2010-0003843 del 29/10/2010):

Entro un anno dal termine dei lavori [dalla costruzione dell’impianto ENI EST n.d.r.] dovranno essere effettuate, con spese a carico del Proponente, una serie di campagne di misurazione delle ricadute di arsenico, cadmio nichel e COV [composti organici volatili n.d.r.] con particolare riferimento al Benzene e IPA [idrocarburi policiclici aromatici, n.d.r.], in punti da concordare con gli Enti e gli Organismi Territoriali interessati”.

Il Decreto del Ministero dell’Ambiente (U.prot. DVA-DEC-2010-0001014 del 31/12/2010 – cfr. pag. 9 – punto 8 dell’art. 1 “Prescrizioni”) è scaricabile qui.

Come potete legger, è evidente dalle prescrizioni imposte dal decreto ministeriale che il monitoraggio al suolo sarebbe dovuto partire entro un anno dalla costruzione dell’impianto ENI EST e che non fosse un monitoraggio preliminare alla costruzione finalizzato alla bonifica dell’area, bensì finalizzato a monitorare lo stato di salute dei suoli dopo la costruzione del nuovo impianto. La questione relativa al monitoraggio della falda cui ha fatto cenno l’Ing. Elefanti è un’altra questione non inerente la prescrizione precisata al punto 8 delle prescrizioni dettate dal decreto ministeriale.

Inoltre, ENI è stata piuttosto sbrigativa anche nel rispondere sull’indagine epidemiologica, asserendo che era partita e che verrà conclusa, ma non ha assunto impegni sulla pubblicizzazione dei dati parziali relativi al primo quinquennio, dati che sarebbero utili per comprendere meglio il quadro di compromissione sanitaria e ambientale, anche alla luce degli incidenti avvenuti in questo ultimo anno.

Iolanda Nanni e Massimo De Rosa concludono: “Nel complesso ne emerge che nonostante le azioni messe in campo da ENI sul tema sicurezza, gli investimenti aziendali sul potenziamento dei controlli sanitari e ambientali sull’area, tali misure potrebbero risultare non adeguate alla portata della raffineria che è oltre il doppio di quella di Taranto. Riteniamo che impianti così invasivi per il territorio, debbano investire di più sui controlli tramite, ad esempio, un monitoraggio periodico su tutta l’area che possa decretare lo stato di salute dei suoli. Per questo abbiamo presentato una mozione (scarica qui) che impegna Regione Lombardia ad introdurre una metodologia di monitoraggi al suolo per tutti gli impianti a rischio di incidente rilevante e che speriamo possa essere approvata al più presto. Riteniamo che ENI debba fare molto di più per garantire la salute e la sicurezza dei cittadini dei comuni pavesi di Ferrera Erbognone e Sannazzaro de Burgondi e tutti quei comuni limitrofi all’impianto. Ed è per questo che il M5S sta preparando nuove azioni in Regione Lombardia e in Parlamento per garantire un programma straordinario di controlli sanitari e ambientali su tutta l’area”.

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