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Cibo a portata di click o caporalato 4.0?

Cibo a portata di click o caporalato 4.0?

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Quello dei rider, dei cosiddetti lavoratori del gig economy, è un problema che va affrontato anche dalla Lombardia. Oggi in Commissione antimafia il M5S presenterà un’osservazione al Piano Regionale Sviluppo di Regione Lombardia con l’obiettivo di prevenire il caporalato e ogni forma di sfruttamento sul lavoro. Ora, se consideriamo le condizioni in cui lavorano i rider delle più grandi aziende di food delivery, a cottimo, senza nessuna tutela, con i costi del mezzo di trasporto a proprio carico, al freddo glaciale d’inverno e sotto il sole cocente d’estate, non dovremmo considerare questo lavoro una forma di caporalato 4.0?

Di solito il problema del caporalato è legato al settore dell’agricoltura, dove si prendono braccianti che prestano la propria manodopera e che vengono portati temporaneamente nelle aziende agricola, pagati a giornata. Ma se al posto del furgone con cui il “caporale” preleva i suoi braccianti a tempo e li porta nel campo a lavorare, ci fosse un’app con cui il capo azienda ingaggia i suoi “braccianti” in sella alla bicicletta? Ci sarebbe molta differenza? Non crediamo.

Normare questo lavoro non significa giustificare una pratica borderline, ma inserire tutte quelle tutele e quei meccanismi (ferie, contratti di lavoro subordinato) che renderebbero il lavoro legale e garantirebbero la dignità dei lavoratori, ed è in questa direzione che si sta muovendo il Ministro del Lavoro Luigi Di Maio. Non ci faremo intimidire dalle minacce delle aziende che hanno scrupoli solo per i fatturati e mai per i diritti dei lavoratori. Anche in Lombardia stiamo pensando a una regolamentazione degli obblighi delle aziende verso i lavoratori, che non sono degli oggetti da prendere, spostare e sottopagare per offrire un servizio sotto costo, perché dove c’è un servizio sotto costo c’è sempre la dignità calpestata di un lavoratore.

Dario Violi – Consigliere Regionale M5S Lombardia

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