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Bene la fusione delle società partecipate, è un nostro obiettivo storico

Bene la fusione delle società partecipate, è un nostro obiettivo storico

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“La fusione e la razionalizzazione delle società regionali partecipate è un obiettivo storico del M5S che si realizza dopo anni di battaglia politica.

Certo il centro-destra poteva lavorare meglio. Sono infatti molte le critiche che abbiamo mosso alla nuova società e sono legate all’assenza di un piano industriale e di una rigorosa base tecnico economica per la fusione. Ci preoccupa molto anche la tutela del personale delle tre società e abbiamo ottenuto che quello eventualmente in esubero sia ricollocato nei centri per l’impiego della Lombardia.

Per Aria auspichiamo una vera e propria fusione e monitoreremo che non diventi l’ennesimo carrozzone costoso e ingestibile. Le società che si fonderanno sono state fin qui totalmente resistenti al cambiamento e legate a doppio filo ai gruppi politici che le controllano. Non basta insomma la sola volontà di riformare perché le partecipate funzionino.

In ogni caso l’approvazione dei nostri ordini del giorno migliora di molto la struttura e la robustezza del provvedimento garantendo tutela per il personale delle società che andranno a fondersi e la prevenzione di fenomeni corruttivi”, così Marco Fumagalli, consigliere regionale del M5S Lombardia, motiva il voto di astensione del M5S, sulla legge che istituisce Aria.

Nel corso della discussione sono stati approvati tre ordini del giorno del M5S.

Il primo impegna la Lombardia a un riordino delle partecipazioni nel comparto autostradale. Il secondo chiede la dismissione dei rami di azienda non strategici di Aria, la predisposizione di un piano sulla valutazione dei carichi di lavoro dei dipendenti e il ricollocamento del personale eventualmente in esubero a potenziamento dei centri per l’impiego. Infine si impegna Regione Lombardia alla rotazione degli incarichi dirigenziali nella società Aria per prevenire potenziali fenomeni corruttivi.

L’intervento in  Aula di Marco Fumagalli sulla fusione delle società partecipate

Il PDL che andiamo ad esaminare appare come l’ennesimo colpo di mano di questa Giunta in tema di partecipate senza che il provvedimento abbia una rigorosa base tecnico economica.

Ricordo l’iter di questa fusione iniziata con un emendamento giunto in corso d’aula a fine luglio 2018 in occasione dell’assestamento di bilancio 2018 approvando la fusione tra Lombardia Informatica e ARCA.

Con il PDL attuale si estende tale fusione a Infrastrutture lombarde Spa. Vale la pena ricordare che da ultimo l’ex Presidente di LISPA è indagato per turbativa d’asta e corruzione come da agenzie di stampa del novembre 2018 per una gara da 287 milioni di euro in relazione al fleet management cioè la gestione hardware e software delle postazioni di lavoro degli enti sanitari pubblici regionali.

Del resto già la Corte dei Conti aveva ravvisato pesanti irregolarità in occasione del giudizio di parificazione del bilancio 2017.

Peggio è andata a Infrastrutture Lombarde con i tre anni di carcere, comminati all’ex direttore generale di Ilspa, e pene minori ad altri imputati per fatti riguardanti EXPO e Città della Salute.

Già solo da questi fatti ci sarebbe da chiedersi che tipo di organizzazione e controlli vengono effettuati in tali società. O viene spontaneo chiedersi se sia ancora opportuno mantenere in esercizio queste aziende. Per tale motivo la Giunta ha commissionato l’esecuzione di una due diligence sulla loro gestione.

Del resto ARCA nasce da uno spin off di LISPA che avrebbe dovuto poi determinare uno snellimento di Lombardia Informatica. Ma la forza della politica clientelare ha nuovamente provveduto a inserire molte più risorse di quelle che erano state trasferite in ARCA.

Implicita nella richiesta di due diligence le numerose critiche mosse alle due società sia in termini di efficienza ed efficacia dell’attività svolta.

In sostanza LISPA e ILSPA possono essere descritte come dei classici carrozzoni pubblici in cui la politica clientelare assume livelli eccezionali.

Proprio la forza clientelare di queste società, veri e propri feudi e serbatoio di voti di talune forze politiche,  impediscono di fare scelte oculate in seno alla fusione.

Del resto  lo strumento della fusione è il segnale della scarsa lucidità o libertà di manovra. Una programmazione maggiormente oculata avrebbe optato per il conferimento dei rami di azienda di ILSPA e LISPA nella good company ARCA. I rimanenti rami di azienda in capo alle due bad company dovevano essere collocati sul mercato. Questa operazione necessitava però di scelte di fondo sulla mission aziendale di ARIA in primis scegliendo tra l’opzione make or buy. Cioè tra quali servizi acquisire sul mercato e quali produrre direttamente.

La resistenza al cambiamento di queste società, e dei gruppi politici che le controllano, è più forte della volontà riformatrice della Giunta. Siamo in presenza di una sorta di gattopardismo in salsa lombarda: tutto deve cambiare perché tutto resti come prima.

Devo fare comunque i complimenti all’assessore per il nobile tentativo di ristrutturazione aziendale, che vede nelle dichiarazioni del presidente di ILSPA “ho saputo della fusione dai giornali” la prova della difficoltà a intervenire in modo significativo su queste società. Un licenziamento che apprendiamo con soddisfazione e come significativo giudizio negativo sull’operato di LISPA.

Tanto più che nella due diligence di ILSPA apprendiamo di gravi irregolarità nella gestione:

L’analisi del costo medio azienda del personale dipendente evidenzia la presenza di notevoli differenziali all’interno del medesimo livello contrattuale, frutto di politiche assunzionali e retributive storiche non uniformi. Sul tema si ricorda che le società partecipate devono stabilire  con propri provvedimenti i criteri e le modalità assunzionali, nel rispetto dei principi di trasparenza, pubblicità e imparzialità e dei principi di cui all’articolo 35, comma 3, del Testo unico del pubblico impiego (Dlgs n. 165/2001), ma già l’articolo 18 della legge n. 112/2008 aveva dettato norme in tema di selezione, ponendo rilevanti limiti alla libertà di azione delle società. Pertanto, si evidenzia come non tutte le assunzioni post 2008 siano avvenute nel rispetto dei principi di trasparenza, pubblicità e imparzialità.

Due recenti sentenze della Cassazione hanno ritenuto che già in forza della normativa previgente, cioè dell’art. 18 del d.l. n. 112/2008 convertito dalla legge n. 133/2008, senza bisogno di chiamare in causa l’art. 19 comma 4 del d.lgs. n. 175/2016, tali contratti fossero da considerarsi nulli: Cass., sez. lav., 22 febbraio 2018, n. 4358 e Cass., sez. lav., 1 marzo 2018, n. 4897. Del resto l’art. 19 comma 4 d. lgs. 175 del 2016 che dispone “Salvo quanto previsto dall’articolo 2126 del codice civile, ai fini retributivi, i contratti di lavoro stipulati in assenza dei provvedimenti o delle procedure di cui al comma 2, sono nulli”, non è che la codificazione di un principio di legge basato sul fatto che i contratti conclusi in violazione di norme imperative (art. 1418) o in frode alla legge (art. 1344) sono dichiarati nulli. Come è noto la nullità è imprescrittibile e può essere fatta valere in qualsiasi stato o grado del processo.

Cass. civ. Sez. lav., 22/02/2018, n. 4358 “Per le società a partecipazione pubblica il previo esperimento delle procedure concorsuali e selettive condiziona la validità del contratto di lavoro. Ne consegue che trova applicazione il principio secondo cui anche per i soggetti esclusi dall’ambito di applicazione dell’art. 36 del d.lgs. n. 165/2001 la regola della concorsualità imposta dal legislatore, nazionale o regionale, impedisce la conversione in rapporto a tempo indeterminato del contratto a termine affetto da nullità”.

Non è dato sapere su 115 dipendenti di ILSPA quanti si trovano nella suddetta situazione (preparare interpellanza con risposta in aula sul punto con i provvedimenti che si ritiene di dover prendere e ITR per capire quanti e quali sono i dipendenti coinvolti). Non è dato da sapere se anche in LISPA ci sono ipotesi simili.

Dispiace che a fronte della richiesta di accesso agli atti per avere l’elenco dei dipendenti, nella garanzia della privacy, con l’indicazione delle mansioni e relative retribuzioni su supporto excel per poter effettuare le relative elaborazioni e analisi non è stata data nessuna risposta pur scadendo i termini questa settimana. Escludendo che i dati siano di difficile estrazione, è evidente la carenza di collaborazione, circa la volontà di far luce sulle risorse umane coinvolte nella fusione. In ILSPA abbiamo 6 dirigenti e 26 Quadri su 115 dipendenti mentre in LISPA ci sono 17 dirigenti e 119 Quadri su 450 dipendenti. A cui poi aggiungere i manager di ARCA. Almeno 25 / 30 dirigenti con evidenti duplicazioni di mansioni.

Il tentativo di infierire un colpo vitale alla politica clientelare appare miseramente fallito. Il quieto vivere ha determinato che la fusione sia effettuata senza una seria pianificazione industriale che individui precisamente la mission aziendale di ARIA con le relative risorse assegnate e lo sviluppo della pianificazione economico finanziaria almeno fino alla fine della legislatura. In nessun documento si ha il coraggio di chiamare quello che doveva essere questo passaggio: ristrutturazione aziendale. Nessun conto economico previsionale è disponibile per valutare l’efficienza di tale fusione. Nessuna indicazione sugli obiettivi da raggiungere in termini di efficacia dell’azione. Non c’è una verifica dei carichi di lavoro e nemmeno una valutazione sugli esuberi. E nemmeno una pianificazione della riqualificazione e ricollocazione del personale.

Siamo in completa assenza di una analisi make or buy e della valutazione dell’azienda o dei rami al fine di pianificarne la dismissione o valorizzazione;

Non ci provino le organizzazioni sindacali a strumentalizzare queste parole. L’efficienza deve essere alla base di questa ristrutturazione aziendale. Il personale in esubero deve essere ricollocato in altre attività di Regione Lombardia. Il lavoro è un diritto e non un favore in cambio di sostegno elettorale.

In definitiva si sta perdendo la possibilità di fare pulizia in un settore vitale di Regione Lombardia per assecondare i desiderata delle forze politiche clientelari.

 

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