Home Gregorio Mammì Dignità ed equità per i lavoratori dell’Ospedale di Melzo.
Dignità ed equità per i lavoratori dell’Ospedale di Melzo.

Dignità ed equità per i lavoratori dell’Ospedale di Melzo.

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🔴 DIGNITÀ ED EQUITÀ PER I LAVORATORI DELL’OSPEDALE DI MELZO
 
Ormai dal mese di dicembre il Consigliere Gregorio Mammì sta seguendo la vicenda legata al nuovo contratto, di quasi 2 milioni e 400mila euro (della durata di un anno e prorogabile di altri 12 mesi), che Asst ha siglato con l’Ati (l’Associazione temporanea di impresa) Pellegrini Spa e Papalini SpA.
 
Questo fatto coinvolge:

➡️ 35 operatori dell’ospedale di Melzo
➡️ 40 di Cernusco
➡️ 10 di Cassano
➡️ 2 di Gorgonzola
➡️ oltre 60 di Vizzolo Predabissi che svolgono il compito di ausiliario (figura professionale atta a garantire la miglior assistenza al malato, preparando, per esempio, i pasti e distribuendoli, fornendo supporto socio animativo e garantendone l’accompagnamento).
 
Prima dell’Ati c’era stata la Markas Srl che al suo ingresso nel 2014 aveva effettuato un taglio drastico delle ore di lavoro, tanto che molti operatori erano passati dal tempo pieno al part time. Nelle clausole di adesione indicate nel capitolato speciale d’appalto il nuovo aggiudicatario ha dovuto necessariamente garantire l’assorbimento del personale assunto dal precedente gestore, ma la situazione contrattuale è mutata
 
«E’ necessario garantire dignità ed equità di trattamento ai lavoratori che svolgono diverse funzioni nell’ospedale di Melzo e ai loro colleghi che operano nei nosocomi dell’Azienda socio sanitaria territoriale Melegnano-Martesana. Per questo voglio andare fino in fondo e capire se ci sono gli estremi per fare un esposto agli organi di controllo competenti affinché verifichino la regolarità dell’appalto che l’azienda ha indetto per l’affidamento del servizio domestico alberghiero e di supporto all’attività infermieristica.
 
Il precedente bando prevedeva 187.729 ore lavorative, invece l’attuale è di 142.581» – ha premesso Mammì.«Premetto che si è ancora in una fase di riorganizzazione, ma sembra assurdo che, per esempio, ci siano turni al mattino che iniziano alle 7.30 e finiscono alle 12.30 spezzati da una pausa pranzo che si deve necessariamente consumare dalle 9 alle 9.30».

Inoltre, gli stessi ausiliari avevano spiegato che chi dal precedente contratto aveva già un carico di sole 25 ore settimanali col nuovo era stato loro prospettato un ulteriore taglio, oppure di mantenere le attuali svolgendole però in un altro ospedale rispetto all’abituale;

«una scelta impegnativa tenendo conto che la maggior parte dei coinvolti sono donne, con figli a carico, non automunite, impiegate magari in turni non c’è nemmeno la copertura dei mezzi pubblici – aveva ricordato Alessandra Greco sindacalista Filcams Cgil, che insieme alla Fisacar Cisl, sta seguendo la vicenda – Per fortuna la stessa Asst, vista anche la penuria di personale pubblico, dopo qualche giorno dall’entrata in vigore del contratto ha integrato l’appalto aumentando le ore».

Ma ci sono ancora altre criticità da risolvere.
«C’è infatti la questione delle ausiliarie che poco tempo fa, a loro spese, avevano svolto un corso per ottenere la qualifica di operatrici socio sanitarie (Oss) – ha ripreso Mammì – Questa permette di svolgere mansioni come prendersi cura igienica del paziente, rilevare parametri vitali ed eseguire semplici tecniche diagnostiche. Dovrebbero quindi avere un contratto diverso, più remunerativo rispetto alle ausiliarie. Invece sono inquadrate nello stesso e con un identico salario».
A tal proposito lunedì i sindacati hanno fissato un incontro con i vertici dell’Ati proprio per affrontare questa criticità, ma nel frattempo la vicenda è arrivata anche al Pirellone. «Ho presentato una mozione ad hoc che però non è ancora stata discussa dal Consiglio regionale – ha ammesso il pentastellato – Oltre alle criticità legate alla penuria di ore e alla mancata differenza di salario fra Oss e ausiliari c’è infine anche l’aspetto legato al fatto della legittimità dell’assunzione dell’incarico. Può l’Asst affidare un appalto dove gli operatori svolgono anche mansioni sanitarie a un’azienda che invece si occupa di multiservizi? Non vorrei che se passasse questo concetto in futuro si arrivasse a reperire con questa procedura anche il personale medico».

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