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Tutti gli “omissis” di Lombardia Informatica

Tutti gli “omissis” di Lombardia Informatica

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GraficaI consiglieri regionali hanno il diritto “di ottenere direttamente dagli uffici regionali, da istituzioni, enti, aziende o agenzie regionali, dalle società e fondazioni partecipate dalla Regione, informazioni e copia di atti e documenti utili all’esercizio del mandato”. Questo è nero su bianco quanto dichiara l’articolo 13 della Legge Statutaria regionale. Quando però si tratta di fare chiarezza su Lombardia Informatica, un’azienda regionale partecipata della regione, il diritto di ottenere informazioni dei consiglieri regionali, e dei cittadini che rappresentano, svanisce in documenti censurati con omissis.

Così, una serie di documenti richiesti da M5S a Lombardia Informatica che contengono omissis sono diventati oggetto di una segnalazione del Movimento 5 Stelle al Difensore civico regionale della Lombardia, un’autorità pubblica indipendente, prevista dall’art. 61 dello Statuto d’autonomia della Lombardia e disciplinata dalla legge regionale 6 dicembre 2010, n. 18 incaricata di tutelare i diritti e gli interessi dei cittadini e degli altri soggetti della società civile.

“Stavamo lavorando per fare chiarezza su alcune ambiguità nella gestione di Lombardia Informatica e immaginatevi la sorpresa”, spiega il consigliere regionale Eugenio Casalino, “nel ricevere, alla richiesta di accesso agli atti, documenti da una società partecipata passati al bianchetto e censurati con una serie di omissis”.

“Sono pagine relative ai verbali del Consigli di Amministrazione e quindi le delibere assunte dall’organo direttivo in merito a complicate operazione di ristrutturazione societaria (fusioni, cessioni di quote e rami di azienda). Sono utili a chiarire e a fare trasparenza su di una società pubblica che appartiene i cittadini. Certo tutti gli omissis fanno immaginare che Lombardia informatica abbia qualcosa da nascondere, ma è gravissimo che persino un consigliere regionale sia volontariamente tenuto all’oscuro dell’operato dell’azienda”, continua il consigliere.

“Ci siamo rivolti a una autorità indipendente, il Difensore civico regionale, con una segnalazione e un’apposita richiesta di accesso agli atti per ottenere quelle informazioni che l’azienda pubblica e Regione Lombardia, avrebbero dovuto darci di diritto. La trasparenza totale delle Istituzioni, per chi non ha nulla da nascondere non è un problema. La censura è sistematica dei regimi dittatoriali. Evidentemente in Regione Lombardia i partiti governano in spregio alla democrazia” , conclude Casalino.

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