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Caccia: richiami vivi e numero di prede, stop alle deroghe

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Alla vigilia dell’avvio della stagione della caccia l’Assessore all’agricoltura Gianni Fava, ha risposto in Commissione a un’interrogazione del Movimento 5 Stelle Lombardia inerente la cattura di richiami vivi , in particolare sulle modalità di cattura e sul numero di richiami vivi catturabili consentiti.

L’autorizzazione a compiere la cattura di uccelli selvatici con reti verticali o orizzontali concessa da una delibera della Regione Lombardia (numero X/620 del 2013) è infatti oggetto di una procedura di infrazione avviata dalla Commissione Europea (EU PILOT 1611/10/ENVI) e di costituzione in mora numero 2014/2006 ed è esplicitamente vietata da una direttiva UE (Direttiva 2009/147/CE). Nonostante questo, con la nuova delibera numero X/1985 del 2014, Regione Lombardia consente ancora l’utilizzo delle reti, non curandosi dei rilievi chiarissimi della Commissione Europea.

La Regione poi, per il M5S, consente la cattura di un numero di uccelli migratori che contrasta il principio della “piccola quantità” previsto dalla Direttiva Europea.

Giampietro Maccabiani, consigliere del Movimento 5 Stelle Lombardia, spiega: “Rivolgiamo all’Assessore Fava quesiti molto precisi anche per tutelare la Regione da ulteriori procedure di infrazione dell’Unione europea. Ci interessa poi capire se, in passato, sono state emesse sanzioni per chi gestisce gli impianti autorizzati per la cattura e se entro il 2017 i richiami da allevamento saranno in grado di sostituire quelli di cattura, come programmato”.

L’Assessore Fava ha rassicurato i presenti spiegando che la Regione ha lavorato in costante confronto con gli uffici europei e le regole europee sono state rispettate anche per evitare nuove procedure di infrazione. Per Maccabiani, “su questi temi non possiamo mostrare la stessa tranquillità dell’Assessore Fava. Le questioni critiche che abbiamo segnalato con l’interrogazione e sulle quali è stata aperta una procedura di infrazione sono ancora tutte lì.

L’utilizzo di reti è espressamente vietato dalla normativa e il calcolo del numero di prede deve essere fatto sulla base del tasso di mortalità degli uccelli e non sul numero assegnabile a ciascun cacciatore, come fa la Lombardia. A che è servita poi la banca dati regionale dei richiami vivi se il numero di uccelli catturabili previsto in quest’ultima delibera e a banca dati quasi completa è lo stesso del numero previsto l’anno scorso, a banca dati appena iniziata? Inoltre non ci ha rassicurato che al 2017 i richiami vivi da allevamento saranno veramente in numero tale da sostituire quelli di cattura.

Il rispetto delle regole e della legalità imporrebbe all’Assessorato all’Agricoltura un atteggiamento meno sensibile ai bisogni dei soli cacciatori”.

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