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Lombardia Informatica: privacy violata, si dimettano i vertici

Lombardia Informatica: privacy violata, si dimettano i vertici

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Quanto accaduto è gravissimo, per giorni sono risultati accessibili sul web dati sensibili di dieci milioni di lombardi. Chiunque poteva avere l’indirizzo e, per chi lo aveva rilasciato, il numero di telefono di ogni lombardo, anche minorenne, e usarlo per altri fini. E’ un errore inammissibile, sempre che di errore si tratti, ed è il risultato delle nomine politiche nelle aziende di rilevanza strategica. In Lombardia Informatica chi ha sbagliato, e penso ai vertici dell’azienda, si deve fare da parte: stiamo parlando della sicurezza di milioni di persone. Se l’azienda tratta così dati sensibili generici come possiamo credere che i nostri dati sanitari, che hanno maggior valore, siano in mani sicure? Su questo andrà fatta una verifica in Regione. Abbiamo poi sollecitato il Garante della Privacy perché intervenga immediatamente, verifichi che violazioni ci sono state e presenti il conto ai responsabili di questa vicenda: chi ha sbagliato deve essere cacciato da Lombardia Informatica. Stiamo valutando anche un esposto alla Procura. Chi ha messo a rischio i lombardi deve pagare”, così Dario Violi, consigliere regionale del M5S Lombardia, sul buco nella rete di Lombardia Informatica che ha reso accessibili a chiunque i dati personali dei lombardi.

#Datagate Lombardia Informatica: i nostri dati sono in pericolo

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Lombardia Informatica è una partecipata di Regione Lombardia che gestisce 190 milioni di fondi pubblici e che dovrebbe avere come mission quella di migliorare la qualità della vita dei cittadini attraverso l’utilizzo dell’Information & Communication Technology, e che per questo gestisce i dati personali di tutti i lombardi. Si presume che un’azienda preposta a un compito così delicato abbia un sistema di sicurezza adeguato, a prova di hacker. E invece, altro che hacker! Sono bastati imprenditori onesti capaci di usare il computer, capitati per delle operazioni di routine sul sito del sistema regionale lombardo, per scoprire quanto fosse semplice in poche mosse, conoscendo il codice fiscale, risalire a tutti i dati sensibili di ogni cittadino lombardo, compreso indirizzo e numero di telefono. E’ sconcertante. E se un pedofilo avesse cercato l’indirizzo di un ragazzino? Se uno stalker avesse cercato l’indirizzo della donna che perseguita? L’elenco delle possibilità potrebbe essere infinito. Ora esigiamo che venga fatta chiarezza. Di chi sono le responsabilità? Da quanto tempo la falla informatica è aperta nel sistema? Da quanto tempo le informazioni personali dei lombardi sono di “pubblico dominio”, alla mercé di chiunque? E non dimentichiamo che Lombardia Informatica gestisce anche i dati sanitari. In un sistema informatico così “fragile” quanto tempo impiegherebbe una multinazionale del farmaco, con i mezzi che ha disposizione, a entrare nel database e trafugare le informazioni sanitarie delle persone?

Questa vicenda ci dimostra ancora una volta come vengano mal gestite le nostre aziende partecipate che così diventano un danno per i cittadini più che una risorsa. E non è sempre necessario beccare il dirigente di turno con le mani nella marmellata, anzi con le mani nel portafoglio a fare spese pazze con i soldi dei lombardi, così com’era successo e come avevamo denunciato per Ferrovie Nord Milano Arca. Il danno è ancora più grave se la partecipata in questione investe tempo e risorse per fare progetti o esternalizzazioni utili forse solo a far girare il grano all’azienda amica di turno dimenticandosi di garantire la sicurezza dei cittadini, che tra l’atlro sono anche i primi azionisti dell’azienda. E’ da quando siamo entrati al Pirellone che denunciamo la zona grigia in cui opera Lombardia Informatica che, come scritto sul sito, “svolge un ruolo di ‘cerniera’ tra la domanda della Pubblica Amministrazione, l’offerta del mercato dell’ICT”.
Ora chiederemo immediatamente spiegazioni a Maroni e ai suoi assessori che ancora una volta hanno mostrato tutte le loro defaillance sul tema dei controlli delle partecipate a cui affidano milioni di soldi pubblici. E dopo l’ennesimo scandalo i cittadini inizieranno a chiedersi, giustamente, se Maroni e le persone che ha accanto siano in buona fede.
Il M5S ancora una volta si è dimostrato l’unico interlocutore dei cittadini onesti che vogliono segnalare e denunciare le storture della pubblica amministrazione, perché siamo gli unici in questo palazzo con le mani libere. La nostra porta è sempre aperta. Aiutateci a cambiare questo Paese, a portare legalità e trasparenza dentro le istituzioni!

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