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Bilancio Lombardia: sono tante le cose che non vanno

Bilancio Lombardia: sono tante le cose che non vanno

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Il Capogruppo Marco fumagalli fa il punto su questo Assestamento di Bilancio.

In questo assestamento giungono buone notizie dal Ministro Grillo, che per Regione Lombardia parla dell’inserimento in questo assestamento ben 452  milioni di euro per la Sanità lombarda nel triennio 2019 – 2020 – 2021.

Apprezzabile è anche il risultato raggiunto con ARIA, per cui sono già disponibili i primi risparmi di gestione oggetto di un mio specifico emendamento di rassegnazione dei fondi risparmiati. Mi auguro che si proceda ancora più spediti sulla strada del risanamento almeno delle partecipate che fanno capo ad ARIA perché purtroppo per quanto riguarda gli altri soggetti del SIREG dobbiamo registrare fatti poco opportuni o spese di cui non condividiamo la finalità.

In primo luogo la vicenda Serravalle di cui apprendiamo il singolare riordino della partecipazione che vede Ferrovie Nord in qualità di buyer.
Ferrovie Nord è quotata in borsa ed è al 57 % di proprietà di Regione Lombardia quindi, in quanto quotata in Borsa, non è società in house di Regione e pertanto sottratta ad ogni vincolo di trasparenza e controllo da parte delle minoranza.
Una sorta di porto franco al riparo di qualsiasi possibilità di sindacato da parte dei cittadini. Serravalle un tempo era la gallina dalle uova d’oro che elargiva utili agli enti locali soci. Poi la politica, in primis l’ex Presidente Panati e il Gruppo Gavio, né hanno minato definitivamente la solidità. Il colpo di grazia lo si è dato con la vicenda Pedemontana di cui la Serravalle è socio di maggioranza al 78 %. Il comportamento di Regione Lombardia in tutta la vicenda è quanto meno inopportuno. Lo scorso dicembre la Giunta è stata autorizzata da questa maggioranza all’acquisto delle azioni di Serravalle detenute dai soci pubblici cessati per l’importo di 44.492.576 €. Il prezzo stabilito era di € 2,29 per azione mentre il Comune di Milano aveva in corso un giudizio di cognizione al fine attribuire il giusto prezzo di ogni azione indicato dal Comune in 2,72 € per azione.

Con l’assestamento Regione Lombardia, per la modica cifra di 90 milioni di euro circa (interessi esclusi), acquista dal Comune di Milano al prezzo di € 2,71 il 18,6 % delle azioni della Serravalle secondo la perizia disposta dal Tribunale di Milano. In primo luogo si conferma che Regione Lombardia quando si tratta di numeri e contabilità ci azzecca ben poco (vedasi errori contabili nel consuntivo delle ASST per milioni di euro), che gli altri soci pubblici cessati hanno preso una gran bella fregatura rispetto al Comune di Milano che ha avuto ricevuto 2,71 € ad azione rispetto ai 2,29 € che hanno preso gli altri soci pubblici.
Insomma il Sindaco Sala ha incassato il 20 % in più dei suoi colleghi Sindaci.

Chi la dura la vince e mai acquistare un’auto usata da Regione Lombardia sembra l’insegnamento da trarre.
Ma la madre di tutte le fregature si chiama Pedemontana. Per trovare un partner privato disposto a rischiare grosso per completare la restante parte di Pedemontana con questo assestamento si garantisce dal 2025 al 2044 l’esborso di 30 milioni annui di integrazione dei ricavi in modo da rendere bancabile l’opera (stimata in 2,5 miliardi). Insomma siccome non si trova nessuno disposto a rischiare per realizzare la Pedemontana si garantisce il pagamento di 600 milioni in 20 anni per un’opera troppo costosa quanto inutile.Non solo quei 600 milioni potrebbero essere spesi in modo diverso, ma il rischio è che trasferendo la proprietà di Serravalle a Ferrovie Nord e facendo quindi realizzare Pedemontana ad un soggetto pseudo privato, si sottrae a qualsiasi controllo pubblico la realizzazione di un’opera che in futuro costerà ai contribuenti almeno 600 milioni di euro.

La medesima cosa è stata fatta nei confronti di Arexpo che è stata sottratta dal SIREG. Nessun controllo pubblico quindi su AREXPO e Ferrovie Nord Serravalle e Pedemontana. Il messaggio è chiaro: si garantisce una rendita alla Pedemontana per fare l’opera a spese dei cittadini e si faranno i lavori senza nessun controllo pubblico, alla fine a pagare è il contribuente e a guadagnare sarà qualche banca, impresa e qualche forza politica.

Insomma dove vuole Regione Lombardia applica una perversa programmazione, mentre dove non vuole finge incapacità o inettitudine per non programmare adeguatamente l’attività nell’interesse del cittadino.

E’ il caso della gestione della Sanità ove prosegue imperterrita l’opera disgregante nel campo della sanità pubblica lombarda. Prosegue pienamente il disegno formigoniano di privatizzazione del sistema sanitario lombardo. Gli ultimi dati aggiornati sulla cronicità sono al 29/10/2018 con il 9,61 % di adesioni. Possibile che non abbiamo dati aggiornati circa un fallimento simile? Non doveva essere il sistema per ottimizzare le risorse nella sanità lombarda? Se sono vere le dichiarazioni del Presidente Fontana circa una volontà di ridurre la presenza nel privato nel sistema sanitario regionale, il giusto luogo ove presentarlo era questa manovra di assestamento. Altrimenti si tratta di semplici interventi sporadici di riduzione dei benefici nei confronti del sistema privato senza una risoluta e definitiva presa di posizione e d inversione di tendenza.

Ma, come detto, la programmazione è una sconosciuta in Regione Lombardia. Visto che il Decreto Calabria permette l’assunzione di nuovo personale rispetto al semplice turn over, si richiede una adeguata programmazione delle assunzioni finalizzata alla riduzione delle liste di attesa. Chiediamo anche che Regione in adempimento al decreto calabria si attivi il prima possibile per concludere l’accordo con lo Stato finalizzato alla possibilità di assumere il personale impiegato nei servizi dati in appalto nei limiti del costo del servizio esternalizzato.

Questo sarebbe una prova della reale inversione di tendenza in attesa di avere una adeguata programmazione della conversione del sistema sanitario con una maggiore presenza del pubblico in modo che le marginalità economiche garantite al sistema privato possano rimanere nel sistema sanitario pubblico.

Marco Fumagalli

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