Home Ambiente e Protezione Civile Carpiano: terreni agricoli contaminati, Nanni (M5S) allerta Regione Lombardia: perizia da rigettare
Carpiano: terreni agricoli contaminati, Nanni (M5S) allerta Regione Lombardia: perizia da rigettare

Carpiano: terreni agricoli contaminati, Nanni (M5S) allerta Regione Lombardia: perizia da rigettare

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Iolanda Nanni, consigliere regionale M5S, colei che a settembre 2015 denunciò pubblicamente lo stato di grave contaminazione di 12 ettari di terreni agricoli a Carpiano e la loro mancata bonifica, ha ottenuto, mediante un accesso agli atti, la nuova relazione che il perito di parte (pagato dall’azienda agricola proprietaria dei terreni) ha redatto e trasmesso il14 luglio 2016 a Regione Lombardia, alla Provincia di Pavia, ai Comuni di Carpiano e Landriano, nonché ad ARPA e ad ATS.

Iolanda Nanni dichiara: “Nel mese di agosto, ho esaminato accuratamente questa relazione che sarà discussa il 5 settembre p.v. in Regione, all’interno della seduta di Conferenza dei Servizi alla quale ho chiesto di poter partecipare in quanto sono molto preoccupata dalla possibilità che Regione Lombardia possa avallare le tesi e le conclusioni sconvolgenti e contraddittorie cui arriva la perizia di parte, prendendola per buona.”

“In pratica la perizia di parte fa marcia indietro arrivando a decretare – testuali parole – che l’azienda agricola (n.d.r., proprietaria dei terreni contaminati) è incolpevole degli alti tenori di metalli pesanti presenti in questi appezzamenti e che la scienza aveva indicato chiaramente la presenza dei metalli pesanti nelle acque di irrigazione del sud Milano”. In buona sostanza, il perito di parte tenta di esonerare l’azienda proprietaria dei terreni da ogni responsabilità nel merito, sostenendo che il grave inquinamento riscontrato sui terreni agricoli non sia addebitabile all’azienda ma a fonti esterne. E ciò in barba a quanto ipotizzato dal monitoraggio analitico effettuato da un pool europeo di 47 scienziati del Centro di Ricerca di Ispra che, al contrario, fa riferimento all’ipotesi di uno “sversamento pirata” sui terreni. Se prendessimo per buona la tesi della relazione di parte, allora dovremmo ritenere che tutti i terreni agricoli del sud Milano dovrebbero contenere simili allarmanti concentrazioni di diossine, furani e metalli pesanti di pari entità, concentrazioni invece riscontrate solo su quest’area. Riguardo i dati della perizia di parte, temerariamente confermati da ARPA, un’ultima osservazione: il perito di parte asserisce che la concentrazione di diossina rilevata nei terreni è sempre inferiore ai limiti di legge. Lo studio del Centro di Ricerca della Commissione Europea che scoprì la contaminazione invece ha rilevato in alcuni punti concentrazioni di diossina superiore ben 25 volte ai limiti di legge! Come per magia, tutta quella diossina sembra ora essere scomparsa. E’ precisa responsabilità dell’azienda, in quanto proprietaria dei terreni, provvedere a pagare i costi della bonifica integrale del sito, come del resto prevede espressamente la legge”.

“Peraltro, un’altra paradossale conclusione a cui arriva detta perizia di parte è quella di proporre a Regione Lombardia di non procedere neppure con la bonifica dell’area contaminata, sostenendo che non è stata riscontrata la presenza di diossine o di metalli pesanti tale da renderla pericolosa per la salute pubblica e per l’ambiente. Ciò è in netta contraddizione con quanto stabilito dai campionamenti in contraddittorio effettuati dalla stessa ARPA, la cui relazione (allegata alla perizia di parte) asserisce chiaramente che: “I risultati ottenuti dal laboratorio di parte sui terreni campionati hanno messo in evidenza il superamento delle CSC (concentrazione soglia di contaminazione) di riferimento in tutti i punti indagati, per la presenza di metalli pesanti, mentre non è stata segnalata la presenza di diossine e furani in concentrazioni superiori ai limiti di legge. In buona sostanza, i risultati analitici del laboratorio pubblico di ARPA hanno confermato i risultati del laboratorio di parte evidenziando il superamento delle CSC (concentrazione soglia di contaminazione) di riferimento in tutti i campioni di terreno analizzati per la presenza dei metalli, confermando la presenza di diossine e furani, sebbene – per questi ultimi – con valori sotto la soglia di legge.”

Stando così le cose – prosegue la Nanni – si può mai dedurre che non sia necessaria una bonifica? Si può dedurre che in quell’area si possa continuare a coltivare e ad allevare bovini da latte e da carne? Il principio di precauzione che si pone come pilastro del diritto ambientale ed a tutela della salute pubblica prevederebbe una risposta negativa ad entrambe le domande. E invece la perizia di parte sostiene addirittura che una bonifica non sia necessaria, arrivando a dichiarare che si può – testuali parole – “continuare a coltivare piante erbacee da destinare all’allevamento bovino”, seppur con alcune timide prescrizioni. Conclusione aberrante perchè significherebbe dare il via libera a commercializzazione di prodotti ad uso umano, come latte e carne, provenienti da aree contaminate e non bonificate.”

“La perizia di parte – continua Nanni – afferma che: “Il non aver rintracciato diossine e furani (in realtà, sono stati rintracciati ma con valori inferiori alla legge, ma ci sono) giustifica il fatto che per la gestione, anche di una sola parte del suolo, non si propone più l’impianto a pioppeto (inizialmente proposto per la bonifica dell’area). E ciò perché la presenza dei 4 metalli pesanti (n.d.r. oltre i limiti di legge) prevalentemente nell’appezzamento sito in Comune di Carpiano non giustifica l’esclusione di questi appezzamenti dalla filiera produttiva agricola. Detti metalli infatti non sono in grado di pervenire in detta filiera, prevalentemente zootecnica, e ciò è stato facile dimostrarlo analizzando tutti gli elementi della filiera stessa: mais da granella, trinciato integrale di mais, acqua, latte e carne”.

Iolanda Nanni continua: “Incredibile quanto sostiene la perizia di parte che fa retromarcia su tutta la linea rischiando di vanificare tutto l’iter di bonifica nel caso in cui Regione Lombardia prendesse per buone tali affermazioni! I 4 metalli pesanti di cui si parla e che sforano i limiti di legge sono ARSENICO, CADMIO, PIOMBO e ZINCO. Pensare che la stessa perizia di parte, afferma che “l’arsenico nell’uomo viene assorbito nel tratto gastrointestinale e si accumula prevalmentemente nel fegato, reni, cuore e polmoni; i suoi effetti sono cancerogeni e teratogeni!” Per quanto riguarda il cadmio, la perizia di parte dichiara: “Non svolge funzioni biologiche essenziali per le piante e per gli animali ed è altamente tossico”. Per quanto riguardo il piombo, la perizia dichiara: “ E’ tossico per la pianta e per l’uomo, per quest’ultimo le principali vie di assorbimento sono il tratto gastrointestinale e il sistema respiratorio. Quando il piombo è assorbito si lega all’emoglobina ed è eliminato con difficoltà.” Chi vorrebbe mai bere latte o mangiare carne proveniente da aree agricole con questi concentrati di metalli pesanti?”

“L’iter di bonifica è in capo a Regione Lombardia”, conclude Nanni “ed in vista della seduta della Conferenza dei Servizi che è stata fissata il 5 settembre 2016, e a cui ho chiesto espressamente di poter partecipare, ci aspettiamo che Regione Lombardia valuti con occhio critico questa nuova relazione del perito di parte e rigetti senza esitazioni le conclusioni potenzialmente aberranti a cui giunge. La proposta di non effettuare la bonifica dei terreni contaminati è a nostro avviso irricevibile, chiediamo che Regione Lombardia la rigetti e vincoli l’azienda proprietaria a eseguire la bonifica in tempi rapidi e certi. Infine ribadiamo ancora una volta che andrebbe applicato il divieto all’uso agricolo dei terreni contaminati, come indicato dallo stesso Centro di Ricerca internazionale autore dei primi studi e come chiedono i cittadini di Carpiano che hanno effettuato una raccolta firme per sensibilizzare il Sindaco su questa vicenda. Non si può permettere di coltivare terreni contaminati fino a che non sarà avvenuta e completata la loro bonifica: la salute dei cittadini viene prima di tutto, senz’altro prima degli interessi economici dell’azienda agricola proprietaria dei terreni contaminati!”.

 

 

 

 

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