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Banche ed Expo. Un’ “Intesa” perfetta.

Banche ed Expo. Un’ “Intesa” perfetta.

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Negli ultimi giorni abbiamo letto sui quotidiani di come Arexpo, la società proprietaria dei terreni di Expo, attualmente in crisi di liquidità, stia per ottenere lo sblocco di una linea di credito di 70 milioni di euro da parte di un pool di banche guidato da Intesa San Paolo. Tuttavia questo sblocco da 70 milioni non è certo il primo finanziamento a cui Arexpo accede, infatti il matrimonio tra gli istituti di credito e la società ha radici lontane.

Per organizzare l’esposizione universale fu creata Arexpo Spa, che nonostante fosse una società a partecipazione prevalentemente pubblica si avvaleva di un socio privato, Fondazione Fiera, che aveva come scopo quello di acquistare i terreni (diversamente da Expo Spa che aveva l’obiettivo di organizzare l’evento) e che già nel 2011 accede ad un finanziamento erogato da Finlombarda di 80 milioni, mentre nel 2012 seleziona un pool di banche, con a capo Intesa, da cui ottiene un prestito complessivo di 160 milioni, in parte utilizzato per rimborsare Finlombarda. Ma tutto questo a quale prezzo?

Innanzitutto, il prestito di Finlombrada in soli 12 mesi è costato ad Arexpo, tra interessi e competenze, più di 5.5 milioni di euro. Il finanziamento di 160 milioni poi, suddiviso in varie linee di credito (ovviamente garantito da ipoteca sull’intera area), supera ogni previsione in oneri finanziari, e al termine delle trattave le i tassi d’interesse vanno dal 5 al 7%, con l’aggiunta di clausole finanziarie a dir poco discutibili.

Nell’ordine, Arexpo paga:

– una commissione up front pari all’1% del prestito (1,6 milioni) solo per la concessione del finanziamento da corrispondere al momento della stipula;
– una commissione pari all’1,5% relativa alle somme impegnate e non utilizzate (commissione di mancato utilizzo o commitment fee) per un ammontare di circa 1 milione;
– quanto agli oneri finanziari sulle linee di credito A (87 milioni) e B (26,5 milioni) viene applicato un tasso non inferiore al 4,5/5% che porta come indicato nel piano di fattibilità di Arexpo del 2013 ad una stima degli oneri complessivi pari a 21,7 milioni;
– esiste poi una terza linea di credito Linea C, per 46,5 milioni, creata appositamente per garantire il pagamento differito (previsto per il 2017) delle aree di Fondazione Fiera (l’unico socio privato) per cui Arexpo paga un interesse agli istituti creditori pari al 1,5% come commissione di garanzia sulla linea di firma e che ammonta a più di 2,3 milioni e, come se non bastasse, i soldi prestati servono anche per pagare la stessa Fondazione Fiera con un interesse  per il primo anno pari al 2,4% e per gli anni a seguire pari al 2,3%  come “garanzia del mantenimento del valore delle aree con pagamento differito” per un importo totale ad oggi di oltre 5 milioni.

Quindi, ricapitolando, all’anno 2016 su un prestito di 140 milioni, Arexpo ha sborsato solo in interessi e commissioni circa 31,5 milioni di euro in quattro anni, a cui sono da aggiungere i 5,5 milioni pagati a Finlombarda per un totale di 37 milioni.

Quando è un soggetto pubblico a chiedere un finanziamento i tassi dovrebbero essere decisamente più vantaggiosi rispetto a quanto avviene in ambito privato. Eppure a leggere questi numeri le condizioni non appaino per niente favorevoli. Inoltre, tra le numerose discutibili clausole, c’è quella contenuta a pagina 19 del Contratto di finanziamento stipulato tra Arexpo e le banche denominata “Usura” dove si lascia implicitamente intendere che i tassi applicati avrebbero potuto addirittura superare il limite imposto per legge! Qualsiasi azienda sana, o qualunque buon padre di famiglia, di fronte all’ammontare spropositato degli oneri finanziari, cercherebbe di chiudere quanto prima il contratto di finanziamento, a maggior ragione quando il soggetto debitore è pubblico e quindi dovrebbe fare gli interessi della collettività. Una considerazione che trova maggiore evidenza alla luce della disponibilità liquida manifestata da uno dei soci di maggioranza di Arexpo, Regione Lombardia, che già qualche mese fa aveva elargito 50 milioni per l’evento fast post Expo (un mezzo fallimento che induce il Movimento 5 Stelle a chiedere conto dei soldi investiti) e solo pochi giorni fa ha manifestato la propria intenzione di investire nel progetto futuro dell’area altri 150 milioni. A ciò si deve aggiungere che a breve nella compagine di Arexpo entrerà come socio anche il Governo con altre decine di milioni di euro.

Il sospetto è che questo matrimonio tra Arexpo e le banche, in primis Intesa, non possa essere sciolto per motivi che poco hanno a che fare con problemi di liquidità. Quasi due anni fa avevamo già ipotizzato che Intesa avesse un ruolo in tutta l’operazione Expo, fin dagli esordi, ovvero dalla scelta delle aree. Oggi questa intuizione trova sempre più conferme anche alla luce di alcune recenti operazioni. Come la strategia, a fronte del finanziamento, di ottenere a costo zero la proprietà tutte le infrastrutture connesse a Expo (metropolitana, autostrade, passerelle pedonali, parcheggi, ecc.) e al contempo direttamente funzionali al progetto di Cascina Merlata, un ingente insediamento immobiliare che vede tra i finanziatori di maggioranza, guarda caso, proprio il gruppo Intesa San Paolo. Questo al netto di una condizione, ovvia, che fin quando il prestito erogato ad Arexpo non fosse stato rimborsato, Intesa e gli altri Istituti di credito sarebebro rimasti di fatto i proprietari dei terreni, svolgendo un ruolo fondamentale nelle scelte sui progetti futuri. E oggi, con le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Arexpo Giuseppe Bonomi, che ha confermato che il progetto di sviluppo delle aree Expo ha come catalizzatori l’insediamento dello Human Technopole e di alcune facoltà dell’Università Statale, e contestualmente con la definizione del piano di Cascina Merlata, il progetto finale appare finalmente chiaro.  La società Euromilano infatti, sviluppatore immobiliare di Cascina Merlata e di cui il gruppo Intesa detiene la quota di maggioranza, ha recentemente dichiarato che per evitare sovrapposizioni con il progetto di sviluppo dell’area Expo ha già iniziato a “confrontarsi con i protagonisti della cabina di regia a cui è affidato il post Expo”. In altri termini significa che le due aree non sono casualmente confinanti, come avevamo già intuito, ma al contrario il loro sviluppo è reciprocamente funzionale e procede di pari passo, tanto che le previsioni di conclusione per entrambi si sovrappongo.

Con tutti i tasselli del puzzle al loro posto, anche le nostre sensazioni, denunciate fin dalle origini del progetto Expo, trovano conferma. Ovvero che esiste un regista, un deus ex machina, che ha tirato le fila di tutto per fare i suoi interessi. Solo ora possiamo guardare e valutare con altri occhi tutta la vicenda di Expo, a partire dalla vicenda del bando andato deserto per la vendita delle aree Expo post manifestazione, visti i criteri poco appetibili per qualsiasi operatore immobiliare. Il vero destino di quei terreni era evidentemente un altro. Serviva un progetto che, visto il momento di stagnazione del mercato immobiliare, ormai perdurante da molti anni, fosse funzionale allo sviluppo immobiliare di Cascina Merlata basato essenzialmente sull’edilizia residenziale. E infatti negli ultimi giorni, alle dichiarazioni dei vertici di Arexpo, si sono aggiunte quelle di Euromilano secondo cui “non è escluso che 113mila dei 143mila metri quadri di edilizia libera possano essere utilizzati, ad esempio, per residenze universitarie”. E così il gioco è fatto! “Bisogna ammettere che l’Intesa è stata perfetta e soprattutto, indisturbata”, sostiene Silvana Carcano, portavoce in Consiglio Regionale. E prosegue: “Dov’erano Sala, Maroni, Renzi mentre un colosso come Intesa San Paolo faceva i suoi comodi? Come sempre si sono fatti da parte di fronte ai così detti poteri forti; ancora una volta, a discapito degli interessi della cittadinanza che si sono schierati tramite referendum sul mantenimento del verde pubblico dell’area expo dopo il 2015, hanno vinto gli interessi di costruttori e palazzinari. Purtroppo Expo è la cartina tornasole del nostro paese, e di come la politica sia complice di queste dinamiche che il M5S combatte, continuamente, ogni giorno.”

M5S Lombardia

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