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10 PUNTI, CONTINUARE X CAMBIARE IN EUROPA
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10 PUNTI, CONTINUARE X CAMBIARE IN EUROPA

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Con le prossime elezioni abbiamo l’occasione di portare il cambiamento anche in Europa. Dobbiamo continuare il lavoro che abbiamo iniziato in Italia e portarlo anche in Europa. Abbiamo presentato un programma e gli iscritti a Rousseau hanno votato le azioni prioritarie che porteremo avanti con i nostri portavoce in Europa. Questi i 10 punti principali:

  1. Salario minimo europeo: l’Italia non può rimanere indietro rispetto agli altri Paesi europei: in 22 stati dell’Unione europea una legge sul salario minimo esiste già. In Italia abbiamo già una proposta di legge al Senato per dare ai lavoratori una paga non inferiore ai 9 euro lordi all’ora, ma bisogna puntare a creare un salario minimo europeo perché il lavoro sia dignitoso in tutta Europa ed evitare che le aziende vadano via dall’Italia, in Paesi dove ci sono costi minori per la produzione perché vengono sfruttati i lavoratori.
  2. Stop austerity: Le politiche di austerità hanno impoverito le condizioni di vita materiali di milioni di cittadini, senza ottenere nessuno degli obiettivi che si poneva ma, al contrario, aumentando povertà, disoccupazione e disuguaglianze. Per tornare a prosperare è necessario rivedere profondamente le regole europee: anzitutto a partire da quelle fiscali, come il Patto di Stabilità e Crescita, che impedisce ai Paesi europei di mettere in campo quegli investimenti per la crescita fondamentali, soprattutto nelle fasi recessive dell’economia.
  3. Sostegno a famiglie e ceto medio: In Italia esiste un problema demografico che va affrontato. Per affrontarlo dobbiamo concentrarci sul lavoro, ma anche su misure che diano sostegno economico alle famiglie e al ceto medio. Altri Paesi europei si sono dimostrati all’avanguardia ed è giusto guardare a quei modelli per far sì che anche in Italia metter su famiglia non sia più visto come un’utopia o un obiettivo irraggiungibile.
  4. Incentivi alle imprese per inquinare meno: Siamo la forza politica italiana più ambientalista nel Parlamento europeo, lo conferma una ricerca del Climate Action Network Europe. Meno inquinamento, meno fonti fossili significa dunque tutelare la salute dei cittadini e generare risparmi nella spesa sanitaria. In Europa continueremo a lottare per l’abbandono graduale delle fonti fossili e per più energia rinnovabile ed efficienza energetica. Quindi diciamo ‘no’ alle trivelle, anche per difendere il nostro mare, e ‘sì’ all’economica circolare, che è basata sulla prevenzione, sul riciclo e sul riuso del rifiuto che diventa quindi una risorsa. Sosteniamo la diffusione dei veicoli a basse e zero emissioni e puntiamo a premiare le imprese innovative che si convertono alla green economy.
  5. Redistribuzione e rimpatri: Sull’immigrazione l’Europa ha dato il peggio di sé: ha abbandonato Italia, Grecia e Malta al loro destino e lasciato scafisti senza scrupoli e trafficanti di uomini a gestire il fenomeno. Ma chi sbarca in Italia sbarca in Europa, per questo i migranti, secondo anche il principio di solidarietà tra Stati previsto dai Trattati, devono essere redistribuiti tra tutti i Paesi Ue in base a parametri oggettivi e quantificabili, come popolazione, PIL e tasso di disoccupazione.
  6. Lotta alla grande evasione in Europa: meno tasse agli italiani: I paradisi fiscali europei tolgono all’Italia 6,5 miliardi. Le pratiche messe in atto da alcuni Paesi nell’Ue sono note da tempo: approfittano dell’autonomia fiscale ancora esistente all’interno dell’Europa per abbassare le tasse e attirare entro i propri confini la sede legale di molte multinazionali, che ovviamente sono felici di pagare meno imposte. Noi vogliamo che le multinazionali che lavorano in Italia paghino le tasse in Italia e abbiamo diverse proposte per portare avanti la battaglia contro la grande evasione, come introdurre una webtax per equiparare le imprese digitali alle imprese tradizionali sul fronte della tassazione e una tassa a livello europeo sulle transazioni finanziarie.
  7. Facciamo rientrare in Italia i nostri giovani fuggiti all’estero: Nel 2018 gli emigrati italiani sono stati 285 mila, una cifra quasi pari a quella record toccata nel secondo Dopoguerra. In Italia stiamo già facendo molto, ad esempio con il Fondo Nazionale Innovazione e la sua dotazione di 1 miliardo l’anno per il venture capital; con maggiori finanziamenti a CNR e istituti di ricerca; con il piano straordinario di assunzioni di 1511 ricercatori universitari. Ma anche con il Dl Crescita, in cui è prevista l’estensione delle misure degli incentivi per il rientro del “cervelli” dall’estero. Competitività e innovazione sono le parole chiave dell’Europa del futuro: chiediamo più investimenti dall’Ue su istruzione, ricerca e per le start up innovative.
  8. Tutela del Made in Italy, divieto di OGM e di pesticidi nocivi: Vogliamo che l’Europa torni a prendersi cura delle proprie imprese e delle eccellenze che produce. Oggi i nostri prodotti sono pesantemente minacciati da contraffazione e contrabbando. È arrivato il momento di fare sul serio e ottenere dall’Unione europea le protezioni reali per i nostri prodotti. Da sempre, poi, ci battiamo per un’agricoltura sostenibile, biologica e libera da Ogm: vogliamo fermare i rinnovi alle autorizzazioni di sostanze tossiche, che significa mettere al primo posto la salute dei cittadini europei.
  9. Taglio stipendi e privilegi dei commissari e dei parlamentari europei: Il Parlamento europeo è l’unica istituzione al mondo che ha due sedi fotocopia, e commissari ed europarlamentari percepiscono stipendi che sono un vero e proprio schiaffo agli oltre 100 milioni di poveri europei. Tagliamo questi sprechi vergognosi e usiamo le risorse per investire nelle politiche giovanili, per regalare alle future generazioni un’Europa migliore!
  10. Investimenti per l’istruzione, la sanità, le infrastrutture e la sicurezza del territorio: I vincoli di bilancio hanno frenato gli investimenti pubblici nel nostro Paese. Senza investimenti pubblici, specialmente in settori chiave come l’istruzione, la sanità, le infrastrutture e la sicurezza del territorio, vengono meno le fondamenta su cui poggia la crescita futura di tutto il Paese. Investire nell’istruzione e nella sanità significa risparmiare in termini di costi sociali. Investire nelle infrastrutture significa offrire alla nostra economia maggiori possibilità di crescita.

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