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Commissione antimafia: più attenzione agli appaliti

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Commissione antimafia. Movimento 5 Stelle ha ascoltato ieri l’audizione di Del Tenno, l’Assessore regionale infrastrutture, e dell’ ingegnere Rognoni di Infrastrutture Lombarde SPA che hanno spiegato dettagliatamente il Protocollo di legalità redatto e firmato con le Prefetture lombarde e le funzioni del database, unico in Italia, utilizzato dalla Stazione Appaltante.

L’intervento di Silvana Carcano in Commissione

“Come commissari antimafia è nostro dovere non accontentarci di quanto è stato fatto e non illuderci che un Protocollo e un database, per quanto evoluti, saranno sufficienti per limitare le infiltrazioni mafiose. Sarebbe da irresponsabili perché la Lombardia è la quarta Regione per infiltrazioni mafiose, nonostante tutti gli sforzi.

Le organizzazioni mafiose sono tali in quanto commettono gesti di intimidazione, di affiliazione e di spinta verso l’omertà. Senza arrivare a commettere veri e propri crimini, le aziende amiche dei mafiosi, o gestite dagli stessi, sono una zavorra per l’imprenditoria sana, che non accede agli appalti pubblici.

Cosa fa Regione Lombardia per tenere puliti gli appalti pubblici, oltre a stressare pesantemente sulla burocrazia antimafia? Vedete, se la capofila dell’ATI, Mantovani SPA, è indagata per l’indagine Doppio colpo 3 in Veneto perché ha rapporti economici con la famiglia Madonia, come si puo pensare che in Lombardia sia sana e operi senza legami con mafiosi? E perché la politica non fa il passo fondamentale di non accettare la stessa Mantovani nelle aziende appaltatrici di Expo? Non è un crimine di per sé, vero. Ma le infiltrazioni della criminalità organizzata avvengono anche senza commettere illeciti negli appalti, ma determinando barriere all’ingresso alle aziende sane e genuine, i cui effetti deleteri, pesantemente antieconomici e antisociali, arriveranno col tempo. Cosa fa la politica lombarda su questo fronte, che richiede, in primis, un salto di consapevolezza?

Come è possibile che CMC abbia subappaltato a Pegaso i lavori per i controlli nel cantiere, allontanata con interdizione perché irregolare, mentre CMC è ancora li. E che la società Testa Battista sia ancora li, nonostante i rapporti con Nicoli Cristiani?

Anche se non si commettono degli illeciti, la politica lombarda ha il dovere di alzare le barriere per tutelare le aziende sane. La soluzione dei problemi non può essere delegata a giudici, ai funzionari di ILspa e ai loro database e alle forze dell’ordine. I loro interventi sono essenziali. Ma non basta. Vi aggiungete, come ho già dato relazione a seguito della nota del Comitato trasparenza appalti, gli appalti vengono redistribuiti commettendo errori a turno, così da far ruotare l’assegnazione degli appalti sempre ai soliti.

Cosa fa la politica lombarda per lavorare sui Protocolli legalità che devono intervenire più in profondità? In Lombardia, la regione dei finti anticorpi e dei furbi che si credono più furbi degli altri, la classe dirigente non si è ancora resa conto di quale sia la potenza reale della ‘ndrangheta, soprattutto dell’operare apparentemente in maniera lecita. Con conseguenze sotto gli occhi di tutti.

Lo stesso Nando Dalla Chiesa, con il Comitato antimafia milanese, ci ha insegnato che a) sembra non si tenga nel debito conto la diffusione di cantieri e lavori esterni all’expo b) non si considera l’importanza di efficaci e tempestive misure di intervento nel caso di violazioni del Protocollo, c) si fa eccessivo affidamento sull’osservanza delle procedure formali.

I politici lombardi riescono ad innalzare il livello di contrasto alla criminalità organizzata? Accettando di aver controllato solo su certi aspetti, trascurando o addirittura tenendo le porte aperte con ipocrisia a certe amicizie di dubbia moralità?

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