Home Notizie Scuola statale chiede un “contributo volontario” a una mamma per l’iscrizione del figlio.
Scuola statale chiede un “contributo volontario” a una mamma per l’iscrizione del figlio.

Scuola statale chiede un “contributo volontario” a una mamma per l’iscrizione del figlio.

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Siamo rimasti allibiti vedendo su fb il post di una mamma che dichiarava che in una scuola della provincia di Milano non avevano accettato l’iscrizione del figlio alla classe quarta delle superiori in assenza della ricevuta dell’avvenuto pagamento del ” contributo volontario” di 100 euro richiesto. La signora , che si e’ rifiutata di pagare il contributo e’ stata invitata ad andare a parlare con il dirigente scolastico per spiegare i motivi, altra richiesta umiliante e inaccettabile. E’ assurdo che una scuola statale neghi l’iscrizione ad un ragazzo la cui famiglia non può sostenere economicamente la richiesta di questo contributo volontario scrivendo ai genitori che “il contributo, ancorché “volontario”, possa considerarsi un obbligo etico da parte dei genitori verso i figli”, con quei soldi la famiglia deve già far fronte al carissimo acquisto dei libri di testo , ma la cosa ben più grave è che con un atto del genere si nega il diritto che trova il suo fondamento nei comma 3 e 4 dell’art. 34 della Costituzione. Ci siamo attivati subito contattando il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale che ci ha confermato l’inaccettabilita’ di questa richiesta da parte della scuola. Possiamo capire le difficoltà economiche che stanno vivendo in questi anni le scuole statali e per questo chiediamo ancora una volta che Regione Lombardia destini fondi corposi alle famiglie degli studenti che frequentano scuole statali superiori e anche dopo il terzo anno, visto che trova ben 24 milioni di euro l’anno a favore degli studenti delle paritarie. Non stupiamoci poi che il fenomeno della dispersione scolastica  in Italia e in Lombardia sia in aumento, come Regione abbiamo il dovere di aiutare e mettere in condizione i nostri ragazzi di avere i mezzi per studiare e crearsi un futuro  per evitare di creare una generazione di NEET , cioe’ ragazzi dai 15 ai 29 anni che non studiano e non lavorano.

Paola Macchi – Portavoce Regionale del M5S

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