Home Eugenio Casalino Illegalità diffusa, Maroni contestato dai 5 stelle lombardi
Illegalità diffusa, Maroni contestato dai 5 stelle lombardi

Illegalità diffusa, Maroni contestato dai 5 stelle lombardi

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Schermata 2014-03-21 alle 13.18.46“Lo chieda a Rognoni come si fa antimafia”, con queste parole, di fronte a una platea di studenti, il Movimento 5 Stelle Lombardia ha contestato duramente l’intervento del Presidente regionale Maroni a un convegno sulla legalità e sulla lotta alla mafia, in ricordo delle vittime della criminalità organizzata. Tra gli applausi dei giovani.

L’evento di promozione della legalità cade esattamente a un giorno dall’arresto  del potentissimo Antonio Rognoni, amministratore delegato di una società controllata dalla Regione Lombardia “Infrastrutture Lombarde”, che gestisce appalti tra cui Expo e Pedemontana. I reati contestati a Rognoni, diretta emanazione del plurindagato per corruzione Roberto Formigoni,  vanno a vario titolo dalla truffa alla turbativa d’asta e al falso e associazione per delinquere. Uno  degli appalti contestati riguarda proprio Expo: 1,2 milioni di euro per incarichi di consulenza legali. Ecco cosa nasconde Expo

Certo che Maroni, uno tra i politici più sopravvalutati del secolo, ha una faccia di bronzo da vendere: solo una decina di giorni fa proponeva, insieme alla Lega Nord, proprio Rognoni a sub commissario Expo per la regione.
Insomma ascoltare la sua cialtroneria nello spiegare la legalità agli studenti, quando i suoi risultati nella prevenzione del fenomeno sono solo un vergognoso perseverare nell’inerzia, a danno di tutti.
Peggio,  sono molti mesi che il lavoro del Movimento 5 Stelle in Regione si è concentrato, proprio sulla legalità, sulle irregolarità degli appalti pubblici, tra cui quelli gestiti da Infrastrutture Lombarde e sulla figura di Rognoni, presente addirittura a una audizione nella quale propagandava la massima trasparenza e legalità, grazie a un software, negli appalti di Infrastrutture Lombarde. Allora, era il 15 ottobre 2013,  con la portavoce Silvana Carcano, denunciavamo l’assenza di controlli   “Cosa fa – dichiaravamo in Commissione – la politica lombarda per lavorare sui Protocolli legalità che devono intervenire più in profondità? Come si fa seria lotta alla mafia negli appalti? Un software può forse bastare per gli altri politici, non certo a noi del M5S. In Lombardia, la regione dei finti anticorpi e dei furbi che si credono più furbi degli altri, la classe dirigente non si è ancora resa conto di quale sia la potenza reale della ‘ndrangheta, soprattutto dell’operare apparentemente in maniera lecita. Con conseguenze sotto gli occhi di tutti”.
Come volevasi dimostrare. Che dire poi dell’assegnazione di un budget pari a zero per il contrasto alla criminalità  organizzata nel bilancio della Regione Lombardia di quest’anno? Avevamo parlato allora di “bilancio penoso” e chiesto risorse, ma anche qui la nostra denuncia è stata ignorata dai partiti.

E che dire delle nostre richieste di allontanare certe aziende dai cantieri Expo o di allontanare i capo cantieri nominati da MM e dalla stessa Infrastrutture Lombarde? Tutte inascoltate.  E che dire della nostra richiesta di adottare la legge 190 per la realizzazione di un Piano triennale prevenzione corruzione anche per i gruppi politici, proposta osteggiata?

M5S non arretrerà di un millimetro nella denuncia dell’illegalità e del malaffare e nella reale promozione di una cultura della legalità fuori, e soprattutto dentro le istituzioni: tutelare gli appalti dalle infiltrazioni mafiose significa lavorare contro l’affiliazione, l’omertà e l’intimidazione. E spezzare il legame tra criminalità e politica. E senza essere profeti sappiamo che la Magistratura, dopo Rognoni, dovrà farci capire chi erano i mandanti politici delle operazioni di milioni di euro contestate. Vogliamo scommettere che ancora una volta i politici ci sono dentro fino al collo?
Siamo convinti, come insegna Falcone, che mafia e politica sono ancora strettamente connesse tra loro. Non lo dimostrano i processi e le condanne. Sono ben altre le prove. Se un magistrato non trova le prove per condannare un politico, devono essere gli altri enti, come il consiglio regionale e la commissione antimafia, a denunciarne la sporcizia. I magistrati condannano solo in base all’accertamento giudiziario, noi continueremo a condannare la deriva culturale.

Chiediamo ancora una volta al presidente della commissione antimafia di iniziare ad ascoltare il M5S. La commissione antimafia deve gridare forte che la volontà politica è quella di fare lotta alla mafia. Sino ad oggi ha preferito lasciarci soli nelle nostre denunce.
Vediamo cosa cambierà dopo l’ennesima prova della nostra lungimiranza.

“Il problema della mafia non è solo di forze dell’ordine e magistratura, e significa al contempo sottrarsi alle suggestioni eroiche che circondano talvolta i protagonisti del l’antimafia, per promuovere l’impegno consapevole e collettivo di semplici cittadini, portatori di superiori livelli di libertà e di etica pubblica” (Nando Dalla Chiesa, Manifesto dall’antimafia).

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