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Altro che austerità, c’è bisogno di un’Europa dei popoli

Altro che austerità, c’è bisogno di un’Europa dei popoli

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“Le riflessioni della Lombardia sull’Europa contenute nella risoluzione approvata dal Consiglio regionale sono incoerenti, fuori tempo massimo e resteranno solo sulla carta. Sono solo belle parole, che sentiamo ripetere ogni anno, che non si sono mai tradotte in atti concreti e nel cambiamento dell’Europa che invochiamo.

La risoluzione si  traduce in un’attività  insufficiente, lenta e lacunosa della Giunta regionale. In Lombardia siamo molto indietro nell’utilizzo dei fondi europei, sono innumerevoli le procedure d’infrazione che hanno a oggetto le attività amministrative della  regione come sulla qualità dell’aria o sulla caccia.

Più in generale le politiche europee hanno messo  in ginocchio popolazioni come quella greca e portoghese e ci consegnano un continente in recessione con un altissimo livello di disoccupazione.

Il culmine del fallimento delle politiche europee è avvenuto con la Brexit, con un’Europa lontana dai reali bisogni della gente. Questa risoluzione ricca di retorica e povera di contenuti non avrà nessun effetto su politiche che giudichiamo negativamente. Mi auguro che quest’Europa dell’austerità che impoverisce i cittadini tra tre mesi non esista più e sia sostituita da un’Europa dei popoli”, così Marco Fumagalli commenta il voto contrario del M5S Lombardia alla Risoluzione sul Programma di lavoro della Commissione per il 2019.

Intervento in aula di Marco Fumagalli

Il Programma di lavoro della Commissione per il 2019 dal sottotitolo “Mantenere le promesse e prepararsi al futuro” non è assolutamente condivisibile. Del resto l’attuale Commissione presieduta dal Presidente Junker, che ha come unico membro italiano la commissaria Federica Mogherini in qualità di vice presidente e alto rappresentante per gli affari esteri e politica di sicurezza, è forse la peggiore commissione che la UE abbia mai avuto. Sono stati gli anni delle politiche di austerità che hanno messo in ginocchio popolazioni come quella greca e portoghese e ci consegnano un continente in recessione con un altissimo livello di disoccupazione pari a 30 milioni di individui. Con profonde diversità economico sociali tra nord e sud Europa e una politica economica incapace di superare queste disparità e creare prosperità. Con una politica monetaria che persiste nella patologia dei tassi negativi e con il sostanziale fallimento del quantitative easing che non è stato di stimolo all’economia reale, ma solo di quella finanziaria. Con una politica estera europea inesistente che vede nella gestione dei migranti il punto di minor coesione possibile nell’ambito della collaborazione nei ricollocamenti. Il culmine del fallimento della politica europea è avvenuto con la Brexit, quale percezione di un’Europa lontana dai bisogni della gente.

Accanto a questa concezione di un’Europa fatta solo di mercato e finanza, abbiamo una Regione Lombardia che si pone in completa continuità con la politica impostata dal Presidente Formigoni in materia sanitaria con la consegna nelle mani private della sanità lombarda.

Anche qui il capitale detta le regole. La prova di tutto ciò sono le insufficienti proposte in campo ambientale e in tema di cambiamenti climatici. Del resto non essendo riuscito questo Consiglio dopo un’intera seduta a dare una sintesi ancorché non condivisa sui problemi dei cambiamenti climatici è evidente come il tema ambientale non sia tra le priorità di questa maggioranza. Del resto “tra i grandi predatori” occorre menzionare l’uomo che ha pressoché distrutto il proprio ecosistema. Da una delle zone con l’aria più inquinata del pianeta, con il territorio maggiormente antropizzato, ci si aspetterebbero delle proposte impegnative ed ambiziose in termini di riduzione delle emissioni e di consumo di suolo zero. Invece ci si preoccupa solo dei “grandi predatori” a cui eventualmente qualcuno vorrebbe sparare nelle battute di caccia. Non è sparando agli animali che si aiuta l’ambiente.

Ma la miopia politica si presenta in tutta la sua drammaticità quando si dichiara che ci saranno 193 mila posti scoperti nelle aziende lombarde nei prossimi anni senza che ci siano azioni concrete in termini di formazione e avviamento al lavoro. Del resto si invocano azioni contro lo spopolamento delle aree montuose, dimenticando che nemmeno nelle zone di pianura ad alta densità abitativa è agevole trovare la banda larga, figuriamoci nei territori montuosi.

Del resto anche la proposta in tema ci cybersecurity appare tutt’altro che risolutiva. Il voler potenziare ENISA (Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione (ENISA) e cioè una delle tante agenzie europee che con i suoi 65 dipendenti dovrebbe contrastare la criminalità informatica, è poco plausibile. Occorre invece potenziare Europol facendola diventare una vera polizia federale europea condividendo i data base delle polizie nazionali per essere più performanti in ottica antiterrorismo. Intelligence, cybersecurity e lotta al terrorismo sono elementi inscindibili per la tutela della sicurezza europea e devono necessariamente essere di competenza di Europol che deve prevedere al suo interno una divisione di cyber security sul modello di quanto avviene per la FBI.

Si segnalano inoltre le seguenti criticità:

  • Legge europea regionale: In base all’art. 39, comma 5 dello Statuto, la Regione adegua il proprio ordinamento a quello europeo attraverso “un’apposita legge regionale”, la cd. legge regionale europea d’iniziativa annuale del Presidente della Giunta, ovvero una legge ordinaria regionale volta a recepire le direttive europee nelle materie di competenza regionale, dare esecuzione ai regolamenti europei, modificare e abrogare le disposizioni legislative in contrasto con il diritto dell’Unione europea.

Sebbene, quindi lo Statuto disponga una legge ad hoc per la sessione europea, è dal 2017 che la Giunta non presenta la legge europea regionale, preferendo “spezzettare” l’adeguamento in varie leggi ordinarie. Tale scelta non consente al Consiglio di comprendere nel suo insieme qual è il processo di adeguamento della Regione al diritto  dell’UE. Se lo Statuto prevede una sessione ed una legge ad hoc per queste attività, bisogna che la Giunta rispetti lo Statuto. Il quadro appare disarmonico e i consiglieri regionali faticano a capire quale sia il quadro d’insieme: la scelta di adeguare annualmente con la legge europea regionale l’ordinamento regione a quello dell’UE porterebbe più trasparenza, maggiore consapevolezza delle scelte, più organicità nella legislazione e il rispetto da parte della Giunta dello Statuto e del Regolamento.

  • Condizionalità economica: La proposta da parte della Commissione, con il sostegno di Francia e di Germania, di introdurre il criterio della “condizionalità macroeconomica” nell’ambito della politica di coesione in coordinamento del semestre europeo è non solo dannoso, ma stupido in quanto le politiche economiche proposte dalla Commissione europea a partire dal 2008 hanno dimostrato tutta la loro inefficacia e dannosità.
  • Procedure di infrazione: sebbene sia lo Stato in generale ad essere soggetto alle procedure di infrazione della Commissione europea, si segnala che numerose sono le procedure di infrazione che interessano l’attività amministrativa di Regione Lombardia.

Da verificare, ad esempio, se, come attesta la Giunta nella REL 32, Regione Lombardia non presenta più casi di discariche abusive ed incontrollate sul proprio territorio.

Da monitorare anche la richiesta di informazioni da parte della Commissione europea nell’ambito dell’infrazione relativa alla concessioni idroelettriche, dato che a breve la Giunta dovrà presentare un progetto di legge sull’argomento in attuazione della regionalizzazione della materia.

Da segnalare che in data 10.04.2014 l’Italia è stata condannata con sentenza della Corte di Giustizia UE per la questione dell’inadempimento alla direttiva per gli agglomerati con numero di abitanti maggiore di 10.000 non dotati di sistemi per la raccolta e il trattamento delle acque reflue. Anche Regione Lombardia è coinvolta con un agglomerato ritenuto non conforme sul proprio territorio. Ogni sei mesi l’Italia paga 30 milioni di euro di multa per il ritardo.

Inquietante l’immobilismo della Giunta sulla procedura di infrazione relativa alla qualità dell’aria rispettivamente ai limiti emissivi di NO2 e PM10. Gli ultimi aggiornamenti attestato che l’Italia è stata deferita per la questione alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Si prospettano multe salate.

Si segnalano inoltre ulteriori procedure di infrazioni che interessano l’attività amministrativa di Regione Lombardia:  la procedura di infrazione sull’uccisione, la cattura e il commercio illegali di uccelli; quella sulla mancata designazione delle Zone speciali di conservazione (ZCS) in contrasto con la direttiva Habitat; quella relativa alla mancata attuazione conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (direttiva habitat); quella relativa alla mancata conservazione degli uccelli selvatici (che interessa il calendario venatorio).

  • Poco coinvolgimento del Consiglio sulle materie europee: si segnala che l’attività nella fase ascendente rispettivamente del Consiglio e della Giunta non sono tra loro coordinate. Potrebbe palesarsi il rischio di inviare due indirizzi diversi tra Giunta e Consiglio sugli stessi temi, nonostante la Regione sia una e debba esprimere un indirizzo chiaro e univoco. Non c’è una sede di coordinamento tra i due organi.

Il Consiglio viene poco e mal informato sull’attività della Giunta nella fase ascendente del diritto dell’UE e anche nell’attività di lobbying che la Giunta svolge presso le Istituzioni europee.

Non c’è un follow up degli indirizzi che il Consiglio regionale approva con le varie risoluzioni sugli affari europei. Bisognerebbe capire se la Giunta riesce a mettere in atto tutte queste raccomandazioni, se riesce ad attivarsi presso il Governo e le istituzioni europee per attuare gli indirizzi che le vengono importati dal Consiglio regionale. Serve monitorarne l’attuazione.

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