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Demanio: niente atti sulla Certosa di Pavia al Movimento 5 Stelle.

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Certosino AAIl Demanio nega l’accesso agli atti pubblici relativi alla Certosa di Pavia alla Consigliera Regionale M5S Iolanda Nanni ed al Senatore Luis Orellana sul caso della Certosa di Pavia

Venerdì 10 Gennaio 2014, la Consigliera regionale Nanni e il Senatore Orellana del M5S hanno incontrato i dirigenti dell’Agenzia del Demanio, Direzione Regionale Lombardia – presenti il Direttore Regionale Ing. Luca M. Terzaghi e la Responsabile Servizi Territoriali arch. Giovanna Fedrigucci – per acquisire copia dei documenti amministrativi relativi alla gestione e tutela del complesso monumentale della Certosa di Pavia, a seguito di regolari richieste di accesso agli atti effettuate nel Novembre 2013 e sulle quali, entrambi, hanno ricevuto risposta dal Demanio solo due mesi dopo, in barba alla legge che prevede una risposta entro il termine di 60 giorni.
Dalla risposta si evince chiaramente che il Demanio invita i due rappresentanti istituzionali per la “presa visione” e relativa estrazione di copia dei suddetti documenti

Il complesso monumentale della Certosa di Pavia è da oltre un secolo monumento nazionale e la proprietà è statale, del Demanio: gli atti relativi alla gestione, tutela e promozione del complesso sono quindi atti pubblici di interesse nazionale. Ciò nonostante, il Demanio ha negato l’accesso agli atti sia alla Consigliera Regionale Nanni sia al Senatore Orellana, sostenendo che entrambi non si configurano soggetti legittimati all’esercizio dell’accesso. In modo singolare, l’Agenzia del Demanio ha quindi sostenuto che un Consigliere Regionale e persino un Senatore della Repubblica, che rappresenta tutti i cittadini italiani, non sarebbero “soggetti legittimati” all’accesso agli atti pubblici relativi alla Certosa di Pavia!

La Consigliera Nanni dichiara: “Prendiamo atto del diniego del Demanio a consentirci sia la presa visione sia l’estrazione di copia dei documenti richiesti sulla gestione della Certosa di Pavia ed esploreremo tutte le modalità offerte dalla legge per ricorrere contro tale rifiuto. Verificheremo con i nostri legali se sia legalmente possibile il negare ad una Consigliera regionale e ad un Senatore della Repubblica l’accesso ad atti pubblici relativi a un monumento nazionale di proprietà dello Stato. Troviamo, infatti, sconcertante la risposta del Demanio, dal momento che siamo entrambi cittadini pavesi, nonché rappresentanti istituzionali interessati a conoscere se la gestione del complesso monumentale della Certosa di Pavia sia avvenuta a regola d’arte. Peraltro, già in data 13 dicembre 2013 – continua Nanni – avevo depositato un esposto alla Procura della Repubblica proprio a seguito di un primo accesso agli atti effettuato presso la Sede Territoriale di Regione Lombardia e dal quale si evincevano gravi irregolarità, un potenziale danno erariale e un potenziale pericolo per l’incolumità pubblica dovuto al forte stato di degrado del monumento. E’ ovvio che ho interesse a proseguire nell’approfondimento di quanto accaduto in questi anni e posso farlo solo avendo accesso a tutti i documenti comprovanti la gestione del monumento, grazie ai quali ci sarà possibile formulare una proposta per la riqualifica, la valorizzazione e la salvaguardia di un gioiello architettonico che tutto il mondo ci invidia.”.

“Nel corso dell’incontro, durate tre ore, – prosegue Nanni – abbiamo comunque posto puntuali domande, fondate sui documenti della scheda di progetto ARCUS2009 e dei verbali dei tavoli tecnici del Demanio, circa la messa a norma del complesso, in particolare degli impianti elettrici ed anti-incendio, l’esistenza di un piano organico e complessivo di gestione e monitoraggio del complesso, l’entità e l’origine dei finanziamenti finalizzati alla tutela del bene, l’entità degli introiti privati derivanti dalle libere donazioni dei turisti nei confronti di chi attualmente gestisce senza averne titolo il complesso: a queste domande i dirigenti del Demanio presenti all’incontro hanno dato risposte orali evasive, senza esibire alcuna prova documentale e certa. In particolare, i dirigenti del Demanio presenti all’incontro hanno dichiarato che, paradossalmente, in tutti questi anni non è mai stato avviato un monitoraggio del flusso di turisti annuale relativo al complesso monumentale, che non c’è una rendicontazione degli introiti derivanti dalle libere donazioni dei turisti ai frati – gestori privi di titolo del complesso – che attualmente non esiste un piano complessivo ed organico di recupero e rilancio del complesso monumentale: tali “risposte” vanno inquadrate in un contesto che vede la gestione da parte dei frati del complesso monumentale priva di un titolo formale dal 1983, data in cui è scaduta la convenzione fra i frati e il Demanio per la gestione del complesso. Sono passati trenta anni da quando è scaduta la convenzione per la gestione della Certosa di Pavia, e il Demanio in trenta anni non ha regolarizzato la presenza dei frati, nonché la loro gestione del complesso monumentale, né ha elaborato un piano di recupero e rilancio organico e complessivo del monumento nazionale.”

“Abbiamo pertanto rinnovato il nostro interesse ed impegno a favore di una corretta e regolare gestione della Certosa di Pavia che sia conforme alle leggi e all’altezza del ruolo per il territorio e per l’Italia che potrebbe rivestire tale inestimabile monumento nazionale.”

“Infine, a seguito dell’incontro e contrariamente a quanto dichiarato per iscritto dal Demanio in data 8 gennaio 2014, il Direttore si è rifiutato di farci prendere visione dei documenti da noi richiesti e in data 13 gennaio mi ha inviato ulteriore lettera in cui, contrariamente a quanto disposto per iscritto in data 8 gennaio 2014, dichiara che la sottoscritta non è da considerarsi “soggetto legittimato.Pertanto, ho dato mandato ai nostri legali di verificare la legittimità di tale rifiuto da parte di un ente pubblico che dovrebbe ottemperare alle leggi in vigore, sottolineando che il M5S non rinuncerà a fare luce e chiarezza su cosa sia avvenuto in questi trent’anni alla Certosa di Pavia e sulle responsabilità politiche di chi avrebbe dovuto assicurarne una gestione corretta, trasparente e conforme alle leggi”.
Certosino AA

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