Home Cultura e sport Alla Certosa di Pavia solo le briciole, mentre continua la gestione illegittima.
Alla Certosa di Pavia solo le briciole, mentre continua la gestione illegittima.

Alla Certosa di Pavia solo le briciole, mentre continua la gestione illegittima.

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Alle parole trionfalistiche del consigliere regionale Ciocca (in quota LEGA) che si bea dei miseri 5.000 euro, erogati da Regione Lombardia, per i 620 anni della Certosa di Pavia, Iolanda Nanni, consigliere regionale pavese del M5S, risponde: “Sono solo briciole che non sposteranno di un millimetro il vero problema della Certosa di Pavia che nessun partito, tranne il M5S, vuole affrontare e che è legato al nodo irrisolto della gestione di questo monumento, affidata da una classe politica locale indegna a una manciata di frati cistercensi, del tutto incapaci di gestire e rendere attrattivo il monumento, che ha una portata architettonica, artistica, storica e culturale mondiale. Una gestione contra legem oramai trent’ennale, cioè in barba alla normativa statale n. 390 del 1986″

“Già nel 2013 – prosegue Nanni – chiesi al Demanio, che ha la proprietà del monumento e di tutti i beni ivi inclusi, di fare luce sulle irregolarità della gestione. Ad agosto 2014, ottenni il via libera dalla Presidenza del Consiglio del Ministri che ingiunse al Demanio di fornirmi i documenti che mi negava sulla gestione dalla Certosa. Da quei documenti emerse chiaramente che la gestione della Certosa risultava illegittima, poiché, dal 1984 a oggi, non esiste alcun contratto per la gestione del monumento. Attualmente, può tranquillamente affermarsi che la gestione della Certosa di Pavia, da parte dei monaci cistercensi, è “abusiva”, cioè in violazione della L. 390/1986.”

“Nel frattempo –  continua Nanni – ho attivato anche la magistratura con un esposto che è stato archiviato il 24 aprile 2015 in cui il Giudice non solo ha confermato che il degrado della Certosa è conseguenza delle implicazioni reciproche fra gestione e conservazione del monumento, ma che il monumento è a a tutt’oggi gestito senza alcun titolo da parte dei frati cistercensi. Ciò nonostante, non sono state individuate ipotesi di reato, il che è paradossale, dato che lo stesso giudice comprova l’occupazione senza titolo da parte dei frati, ma – al contempo – non ravvede, in tale occupazione, un dolo specifico che dovrebbe consistere  nel fine di occupare o trarre profitto dai terreni o edifici arbitrariamente “invasi“.”

Il Giudice – prosegue Nanni – afferma poi che «la giurisprudenza ha specificato che tale coscienza debba ricomprendere la volontà di porre in essere una turbativa del possesso che realizzi un apprezzabile depauperamento delle facoltà di godimento del bene da parte del suo titolare (n.d.r., il Demanio)», negando con ciò, che la gestione dei frati costituisca un depauperamento del godimento del bene. Su questo punto, è bene evidenziare che il depauperamento delle facoltà di godimento della Certosa è invece sotto gli occhi di tutti, dato che la Certosa è proprietà del Demanio e quindi di tutti i cittadini italiani, i quali sono costretti da anni a visitarla ad orari stabiliti dai frati (in barba alla normativa comunitaria) e con visite guidate e frettolose, gestite pure arbitrariamente dai frati, senza poter godere appieno della bellezza di un monumento che, secondo i parametri UE, dovrebbe essere aperto in maniera continuativa e visitabile nella sua interezza. Infine, nella parte dell’esposto in cui denunciavo lo stato di degrado del monumento, dovuto alla mancata pianificazione di interventi strutturali di manutenzione ordinaria, il Giudice non ha ravveduto reati, pur ammettendo che «la Certosa di Pavia si trova in uno stato di conservazione sostanzialmente critico» e pur ammettendo che, solo a seguito del mio esposto, i Vigili del Fuoco intervennero per transennare adeguatamente le parti meno sicure della Certosa.”

Conclude Nanni: “Nel mio esposto, allegai agli atti uno Studio di Fattibilità, datato 2004, redatto dal Ministero Infrastrutture – Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche, in cui si evidenziava chiaramente che lo stato di degrado del monumento, nel corso degli anni e a causa della gestione immobile, era pari a 30 milioni di euro. Ad agosto 2015, il Ministro Franceschini annunciò l’arrivo di 7 milioni di euro per la valorizzazione della Certosa. Ad oggi, passato un anno, non esiste ancora uno studio di fattibilità aggiornato e strutturale sui lavori da effettuare per rendere fruibile il monumento a 360 gradi dai turisti. Né si ha traccia se detti fondi siano pervenuti e a chi siano stati assegnati, fra il Demanio, la Sopraintendenza e il MIBAC e quale pianificazione sia stata predisposta. Questa situazione di stallo è costantemente monitorata dal M5S, come unica forza politica, che da anni si batte sul territorio, in Regione e in Parlamento per ottenere trasparenza sulla gestione del monumento e piena accessibilità ai documenti da parte del Demanio che, per troppi anni, complice una politica partitica di centrodestra e centrosinistra che sostanzialmente ha taciuto sulla gestione irregolare, emersa solo grazie al M5S, si è sostanzialmente disinteressato di uno dei monumenti più importanti del nostro Paese, la cui fortissima attrattività è minata dalle pessime condizioni di visita e fruibilità dello stesso che, per il suo prestigio, costituirebbe un insostibuile volano per l’occupazione e per il benessere della nostra Provincia.”

“Per questo motivo –  continua Nanni – il M5S ha avviato un accesso agli atti presso il MIBAC, il Demanio e il MIT (Ministero Infrastrutture) per ottenere i documenti relativi alla pianificazione annuale e triennale degli interventi sulla Certosa e sollecita la regolarizzazione della sua gestione, attualmente illegittima in quanto in violazione della legge nazionale n. 390/1986 che impone che “le concessioni e le locazioni di cui al comma precedente devono prevedere la assunzione, da parte del concessionario o locatario, degli oneri della manutenzione ordinaria e straordinaria, salvo, per quest’ultima, che lo Stato ritenga necessario provvedervi direttamente, nonché degli oneri, delle contribuzioni e degli obblighi di qualsiasi natura gravanti sull’immobile.” Il testo della legge è chiaro, come è chiaro che una manciata di monaci non sia nella condizione di provvedere alla manutenzione della Certosa di Pavia e questo è il vero motivo per cui, dopo il 1984, con l’entrata in vigore della nuova legge n. 390/1986, non è stato più stipulato alcun contratto sulla gestione della Certosa. Ed ecco come mai, da oltre 30 anni, abbiamo una situazione di irregolarità di gestione paleseche sta determinando conseguenze drammatiche sul suo stato di conservazione e fruibilità da parte del pubblico. Irregolarità, è bene chiarirlo, le cui responsabilità sono direttamente ascrivibili al legittimo proprietario del monumento, e cioè al Demanio dello Stato, nonché a tutto quel fronte della politica partitica che in questi anni ha sottaciuto l’intera vicenda ed è stato incapace di risolvere la questione”.

“Questa situazione – conclude Nanni –  è ormai intollerabile. Il M5S chiede che la gestione del monumento sia affidata allo Stato, che ne è legittimo proprietario, e che torni alla legalità nel pieno rispetto della normativa di legge. A differenza dei partiti che da anni ne hanno taciuto l’illegittimità della gestione, senza informare la popolazione sullo stato reale della situazione, il M5S intende fare chiarezza e continuerà la propria opera di denuncia a tutte le Autorità preposte fino a che alla Certosa di Pavia non sia finalmente restituita la dignità che un monumento merita agli occhi del mondo”.

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