Home Dario Violi Tassazione dei robot? Si chiama reddito di cittadinanza.
Tassazione dei robot? Si chiama reddito di cittadinanza.

Tassazione dei robot? Si chiama reddito di cittadinanza.

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Ieri Bill Gates, l’uomo più ricco del mondo, ha parlato di una nuova necessità per la società moderna, che consiste nella possibilità di tassare i robot. Come confermato anche stamattina su Radio 24, la radio della Confindustria, la provocazione di Bill Gates si traduce nel garantire un ammortizzatore a un società che cammina molto più lentamente di quelle nuove tecnologie che stanno cancellando le mansioni e il lavoro su cui il sistema politico ed economico, come lo conosciamo oggi, ha costruito le sue basi. Il risultato? Un mondo spaccato in due. Il problema è che la parte che fa miliardi con l’innovazione è infinitamente più piccola della fetta di persone che invece perde il lavoro, mentre i governi né sono in grado né hanno gli strumenti legislativi per fornire soluzioni e dare risposte ai suoi cittadini (il caso taxisti-Uber ne è un esempio lampante). Non è un caso, sempre come sottolineato da Radio 24, che in Silicon Valle la più grande incubatrice di start-up da diverso tempo parla di reddito minimo di cittadinanza, dimenticandosi però di attribuire al Movimento 5 Stelle il merito di essere l’unica forza politica del paese a portare la questione nel dibattito pubblico, l’unica forza politica che, mentre gli altri partiti sono immersi in scissioni e dinamiche da prima repubblica, ha guardato al futuro. Ma l’onestà intellettuale dei media, anch’ essi alle prese con la crisi delle vendite causata dalla rivoluzione digitale, oramai né ci stupisce né ci preoccupa. Ciò che importa è che finalmente si inizi a parlare seriamente di un sostegno che cancelli le disuguaglianze e che possa ridare dignità alle persone, una soluzione per ridistrubuire la ricchezza, perché di questo si tratta, in questa fase di transizione economica storica e al contempo drammatica. Che lo dica Bill Gates o il Movimento 5 Stelle poco importa, la nostra credibilità, come forza politica rivolta al futuro e al sostegno degli ultimi, non come sussistenza ma come ingranaggio di un nuovo processo economico che è soltanto all’inizio, non passa dai giornali o dagli altoparlanti della radio della Confindustria, ma risiede nelle coscienze dei cittadini che ci conoscono e ci sostengono da anni, anche perché sulla forza di una nuova tecnologia come la rete, il Movimento ha costruito la sua unità e la sua forza. Insomma c’è chi corre, e chi rimane al palo.

Dario Violi – Portavoce Regionale del M5S Lombardia

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