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Sindacati metalmeccanici in piazza. Sono corresponsabili dello smantellamento dello stato sociale

Sindacati metalmeccanici in piazza. Sono corresponsabili dello smantellamento dello stato sociale

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Oggi “Repubblica Milano” offre spazio alle sigle sindacali milanesi in un articolo dal titolo eloquente: “Politica assente, zero investimenti è più nero l’orizzonte del lavoro”.

Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uil-Uilm, che domani saranno in piazza lamentano che «Bisogna tornare a mettere al centro del dibattito e dell’azione politica il tema del lavoro — spiega Alessandro Pagano della Fiom — ma il governo invece non ci contatta, è un comportamento che non mi sembra stia portando fortuna all’esecutivo » . E che  “Servono — dicono Andrea Donegà ( Fim) e Giuliano Gritti (Uil) — investimenti pubblici e privati per l’innovazione, l’ecosostenibilità, la prevenzione e la salvaguardia della salute e sicurezza. Il governo esca dalla campagna elettorale e affronti i problemi reali delle persone rimettendo al centro il lavoro».

Pronta la risposta del Consigliere regionale del M5S Lombardia Raffaele Erba che ha scritto una lettera al quotidiano che riproduziamo integralmente.

“Non riusciamo a comprendere quali interessi stiano difendendo i sindacati. Dalle dichiarazioni contenute nell’articolo, la classe dirigenziale di alcune rappresentanze dei lavoratori contesta all’operato dei politici. Appare dunque evidente come non abbiano minimamente osservato e letto i Decreti sul Lavoro e sullo Sviluppo Economico emanati negli ultimi mesi dall’attuale Governo.

Basti pensare ai numerosi provvedimenti adottati per accorgersi che le tutele sociali sono state messe al centro dell’azione di Governo. La Cassa Integrazione per Cessazione è un paracadute sociale che era stato eliminato con il Jobs Act ma poi è stato ripristinato col Decreto Genova.

ll Reddito di Cittadinanza e il Decreto Dignità sono misure che mitigano le conseguenze nocive della precarizzazione e permettono di combattere il ricatto occupazionale garantendo ai molti beneficiari di guardare al futuro con una prospettiva migliore. Il Decreto Dignità impone le restituzioni degli incentivi di stato alle aziende che dopo averli presi scelgono di delocalizzare la produzione nei Paesi esteri. A tutto ciò vanno aggiunti i numerosi strumenti di stimolo agli investimenti e le misure concrete messe in atto per il rilancio economico.

Il Decreto Sblocca Cantieri velocizza e snellisce la burocrazia garantendo alle aziende di lavorare in tempi più ridotti. Il Decreto Crescita protegge i marchi storici e crea le condizioni affinché le aziende italiane non vengano svendute a gruppi esteri. Infine, leggendo le osservazioni di alcuni sindacalisti, sembra che il testo del Decreto Crescita non sia stato minimamente analizzato perché grazie a questo provvedimento e agli investimenti previsti di circa 2 miliardi di euro già nel primo anno è stimata una crescita del PIL dello 0,2%. Insomma, il Decreto Crescita intende favorire e rilanciare tutti i settori: dallo sviluppo sostenibile alla riqualificazione energetica passando per il rientro dei cervelli in fuga, fino ad arrivare all’economia circolare, la ricerca e la tutela del Made in Italy. Temi concreti in corso di sviluppo che procedono nella direzione di un costante ed equilibrato progresso del Paese con il lavoro come elemento cardine delle politiche governative. Dov’erano quei sindacalisti che oggi, legittimamente, usano tanta solerzia nei nostri confronti , e che negli anni passati hanno permesso lo smantellamento dello stato sociale.

Hanno consegnato due generazioni al precariato, a una vita di costante ansia verso il futuro. Viste le conseguenze avrebbero dovuto bloccare il paese come hanno fatto i Gilet Gialli in Francia.

Ciò non rende onore a tutti coloro che nell’azione sindacale vedono uno strumento di lotta per l’affermazione dei diritti e la promozione dello sviluppo sociale. Purtroppo sembra che alcuni abbiano travisato il senso delle cose e usino la lotta sindacale come mera gestione del potere e il mantenimento dello status quo. Cogliamo anche l’occasione per richiamare alla correttezza istituzionale chi solleva critiche ingiustificate distorcendo o addirittura ignorando gli atti principali realizzati dal Governo in carica. La critica è sempre ben accetta ma deve essere circostanziata e soprattutto veritiera. Ciò non solo per rispetto del lavoro delle istituzioni ma principalmente per correttezza nei confronti dei lavoratori e delle fasce sociali che si difendono.

 

Raffaele Erba Consigliere Regionale Movimento 5 Stelle

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