I dati che abbiamo ottenuto mostrano una realtà preoccupante: in almeno 28 ospedali l’attività a pagamento supera il 50% del totale, il limite massimo consentito per legge, con reparti dove le prestazioni private superano di gran lunga quelle del servizio sanitario nazionale.
Al Niguarda, per esempio, il reparto di Psichiatria lavora per il 78% in intramoenia; al CTO, l’85% della diagnostica è a pagamento; all’Istituto dei Tumori, alcune prime visite vengono effettuate quasi solo a pagamento. Questi numeri raccontano problemi strutturali e organizzativi, ma soprattutto la cronica carenza di specialisti nei reparti più richiesti.
Eppure, invece di rafforzare il pubblico, la Regione continua a favorire il privato, anche con delibere che ampliano le possibilità di intramoenia con le assicurazioni. Il risultato è chiaro: disuguaglianze crescenti e cittadini costretti a pagare di tasca propria per accedere alle cure.
Investire seriamente nella sanità pubblica non è più un’opzione: è una necessità per garantire a tutti un accesso equo e ridurre liste d’attesa e carenze di personale. Continueremo a batterci perché la salute resti un diritto per tutti, non un privilegio per pochi.
