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Specializzandi in sala operatoria senza supervisione? Da Bertolaso vogliamo risposte chiare!

All’Ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia e al presidio Sant’Antonio Abate di Cantù, medici specializzandi hanno eseguito interventi ortopedici senza supervisione di chirurghi strutturati?

Lo abbiamo chiesto con un’interrogazione in consiglio regionale. L’Assessore ha confermato casi in cui specializzandi hanno operato senza supervisione, minimizzando quanto emerso.

Abbiamo chiesto a Regione Lombardia misure strutturali per rafforzare i controlli, prevenire il ripetersi di questi episodi e affrontare la carenza cronica di personale che spinge le strutture a operare impropriamente.
La gravità è evidente: viola la fiducia coi pazienti e, dato che i rimborsi dipendono dalla presenza di equipe strutturate, configura un possibile uso improprio di risorse pubbliche.

Viene confermato quanto ammesso dal ministro Bernini nella risposta ad una interrogazione presentata alla Camera dalla nostra deputata Marianna Ricciardi, che ha portato alla luce come l’ospedale Sant’Anna non avrebbe dichiarato il vero.

Nei registri operatori risulterebbero come primi e secondi operatori solo specializzandi. Anche se assunti con decreto Calabria (legge 145/2018), serve affiancamento o presenza di un chirurgo strutturato, ma nei referti non c’è traccia.

In un caso sarebbe stato presente un solo chirurgo, probabilmente uno specializzando, pur essendo obbligatoria la presenza di almeno due per attivare la sala. Sarebbe una stortura gravissima: l’ospedale avrebbe mentito e servirebbero quindi accertamenti immediati.

La rettrice dell’Università dell’Insubria ha riferito che tra settembre 2024 e maggio 2025, su 940 ricoveri chirurgici, 37 interventi (3,9%) sono stati condotti in autonomia da 6 specializzandi al III/IV anno, assunti con decreto Calabria dopo concorso. Configurati come dirigenti medici, avrebbero operato autonomamente (certificato dal piano formativo) con compresenza in struttura di almeno un chirurgo esperto in struttura. Il fatto che fosse presente “in struttura” non é però elemento di sicurezza.

Ringraziamo i medici specializzandi per l’impegno e la resistenza a carichi intensi e per il lavoro che fanno per colmare le gravi lacune del SSN, ma chiediamo a Regione Lombardia di garantire a loro e ai pazienti massima sicurezza nel percorso formativo, intervenendo con decisione per rassicurare i cittadini che episodi simili non accadano altrove.

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