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Impianto di pirolisi a Retorbido: arriva la risposta “pilatesca” dell’Assessore Regionale all’Ambiente alla terza interrogazione del M5S Lombardia

Impianto di pirolisi a Retorbido: arriva la risposta “pilatesca” dell’Assessore Regionale all’Ambiente alla terza interrogazione del M5S Lombardia

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TERZA ITR Risposta 26-02-2016

Dopo due mesi dalla presentazione della terza interrogazione del M5S Lombardia che chiede, ancora una volta, il rigetto dell’impianto di pirolisi a Retorbido (PV), evidenziando nuove criticità del progetto, è arrivata la risposta (scarica qui) dell’Assessore Regionale all’ambiente.

 

Iolanda Nanni, consigliere regionale M5S e prima firmataria dell’interrogazione, dichiara: “Ancora una volta l’Assessore Terzi chiude, non uno, ma entrambi gli occhi, sull’ennesima rilevante criticità che ho segnalato nell’interrogazione depositata poco prima di Natale, in cui avevo eccepito la natura “sperimentale” e non “innovativa” di questo impianto che, di conseguenza, dovrebbe essere assoggettato a un iter autorizzativo ben diverso da quello in corso.

“Nella sua risposta “pilatesca”– continua Nanni – l’Assessore si lava le mani di fronte a tale rilevante criticità, appellandosi ad una lacuna nell’ordinamento nazionale sulla base della quale Regione classifica detto impianto come “innovativo”. A nostro avviso, invece, una lacuna nel diritto nazionale non può giustificare un atteggiamento politico rinunciatario, perché in ultima istanza il rischio è quello di consentire una sostanziale elusione della normativa ambientale e sanitaria appigliandosi a una lacuna formale, quando al contrario sarebbe possibile, proprio sulla base del principio di tutela della salute, applicare in modo più rigoroso la normativa esistente, proprio come noi chiedevamo nell’interrogazione.”

 “Secondo la normativa nazionale infatti un impianto può – e sottolineo può – non essere considerato sperimentale se ha una potenzialità superiore alle 5 tonnellate al giorno. Qui sta la lacuna normativa, perché anche un bambino capirebbe che, per aggirare la normativa sugli impianti sperimentali, a un’azienda basterebbe proporre un progetto con potenzialità superiori alle 5 tonnellate. Ma la giurisprudenza ci insegna che in casi come questo, cioè di fronte a una lacuna normativa, gli Enti pubblici hanno facoltà di applicare secondo criteri estensivi e più rigorosi le norme esistenti, cosa che Regione Lombardia, nel caso in questione, non ha fatto, neppure dopo il sollecito della mia interrogazione. Questo è molto grave e desta preoccupazione sulla effettiva volontà politica di Regione Lombardia di voler contrastare un progetto che avrebbe un impatto sanitario e ambientale devastante per il nostro territorio.”

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