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Collettore del Garda. La Lombardia non deve firmare l’intesa

Collettore del Garda. La Lombardia non deve firmare l’intesa

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Con una lettera inviata all’assessore regionale all’ambiente Claudia Terzi e al presidente Maroni, i consiglieri regionali del M5S Lombardia Giampietro Maccabiani e Andrea Fiasconaro chiedono che la regione Lombardia il prossimo 20 dicembre non firmi l’Intesa con la regione Veneto e il ministero dell’ambiente per l’avvio delle procedure di progettazione del collettore del Garda, che ad oggi prevede un progetto di massima che porterebbe i reflui fognari della sponda bresciana del lago di Garda al depuratore di Visano

“Il progetto in discussione ormai da anni è inutile e costoso. Se davvero siamo in emergenza non si comprende come l’unica alternativa presa in considerazione da tutta la politica (regione e Stato) e dagli enti gestori sia un progetto megalomane che nella migliore delle ipotesi, in uno slancio di ottimismo, sarà operativo fra 10 anni. Il costo stimato per questa opera dannosa che porterebbe i reflui fognari di oltre 200.000 persone per un tratto di 30 km in un paese bresciano di 2000 persone è di oltre 220 milioni di euro. La politica sa solo spostare i problemi verso i più deboli e assicurare i maggiori guadagni possibili verso gli amici. La tubazione di oltre 30 km rappresenta un rischio ambientale inaccettabile per tutta la zona che rappresenta”, spiega Maccabiani.

Per Andrea Fiasconaro, “a subirne le conseguenze sarà il fiume Chiese, che vedrà sversato tutto il depurato dal depuratore di Visano. Il Chiese è un fiume a carattere torrentizio che in estate spesso è in secca, proprio quando l’attività del depuratore dovrebbe essere massima per il grande afflusso di turisti sul lago: che qualità di acque avremo? Le spese le faranno i comuni, soprattutto mantovani, che seguono il corso del fiume e tutta l’agricoltura”.

“La soluzione alternativa esiste ed è più rapida, meno costosa e più rispettosa dell’ambiente: sistemazione del collettamento dei comuni rivieraschi bresciani, separazione efficiente delle acque bianche e nere, costruzione in loco di 2 o 3 depuratori decisamente più piccoli di quello in programma senza il bisogno di trasporto ad elevate distanze dei reflui. Questo deve pensare e attuare una politica che metta al primo posto il rispetto dei cittadini e dell’ambiente.
Per questo chiediamo all’assessore Terzi e a Maroni di non firmare quella intesa e di farsi promotori di ipotesi alternative ad una opera priva di ogni logica funzionale e dai costi esorbitanti”, concludono i consiglieri regionali.

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