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Trenord, il gioco di poltrone della Lega lo pagano i cittadini

Trenord, il gioco di poltrone della Lega lo pagano i cittadini

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Trenord è, oggettivamente, uno dei servizi di trasporto ferroviario pubblico peggiori in Italia. Sono innumerevoli le lamentele dei cittadini che ogni giorno sono costretti a vivere un viaggio della disperazione tra treni fatiscenti, carrozze ghiacciolo d’inverno e roventi d’estate, ritardi cronici, sicurezza ai minimi termini. Questo è il dato di fatto, il frutto della gestione leghista della partecipata regionale, legata anche alla scelta delle persone nominate ai vertici aziendali. La persona giusta per mettere una pezza alla condizione dei treni regionali lombardi era Cinzia Farisè, amministratore delegato di Trenord dal 2014, voluta fortemente da Maroni anche alla luce dell’ennesimo disastroso rapporto sullo stato dei servizi ferroviari. Ma il film horror per i passeggeri è rimasto lo stesso. Ritardi, cancellazioni, disservizi. Nonostante questo, quando forse l’ex Presidente aveva già deciso di farsi da parte e non ricandidarsi, Farisé era stata riconfermata da Maroni per altri tre anni con uno stipendio di trecentomila euro tondi l’anno e un contratto blindato. Ma morto un Papa se ne fa un altro e, come riporta un articolo di Business Insider, ora Fontana sembra voglia mettere mano alle cariche aziendali decidendo di sacrificare la regina Farisè e di salvare il ré leghista Andrea Gibelli, presidente della holding regionale Ferrovie Nord Milano (Fnm). Ma quanto ci costano questi giochi di poltrone e di potere all’interno del partito egemone in Lombardia? Come si legge nella Relazione sulle Remunerazioni del 2017, se la Farisè venisse rimossa dall’incarico “FNM si obbliga ad offrire alla stessa una nuova posizione dirigenziale” garantendole “per il periodo intercorrente tra la data di effettiva cessazione dell’incarico di Amministratore Delegato in Trenord e la data di naturale scadenza della carica, un importo complessivo derivante dalla somma dei seguenti elementi:
(i) l’ammontare complessivo della retribuzione annua lorda;
(ii) l’indennità per ufficio organico; nonché
(iii) la misura massima del premio annuo di risultato che avrebbe potuto maturare alla data di naturale scadenza dell’incarico”.

Trecentomila euro, appunto. Se invece Farisè non dovesse accettare il lavoro, Fnm le corrisponderà “il trattamento sopra individuato, composto dagli elementi sub (i)-(iii) che precedono, computati per il periodo intercorrente tra la data di effettiva cessazione dell’incarico di Amministratore Delegato di Trenord e la data di naturale scadenza dalla carica, verrà aumentato del 30%, a cui verranno aggiunte otto mensilità computate sulla base degli elementi sopra esposti”.

Niente male per il numero uno di un’azienda che erogava un servizio pessimo. Noi non ci stiamo. Dare una vagonata di soldi pubblici alla Farisè sarebbe un’offesa per tutti i cittadini che ogni giorno prendono il treno.

Marco Degli Angeli – Consigliere Regionale M5S

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